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Palermo | Aumento indennità amministratori locali. Quanto ci costano in Sicilia?

21 Gennaio 2023 | by Redazione Webmarte
Palermo | Aumento indennità amministratori locali. Quanto ci costano in Sicilia?
Politica
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Fanno discutere gli aumenti delle indennità per gli amministratori locali, ritenute sempre troppo alte da una parte della popolazione, che in Sicilia rischiano di gravare sugli enti locali.

Con un comma inserito nella legge finanziaria regionale è stato concesso agli enti locali di adeguare le retribuzioni dei componenti delle giunte comunali e dei presidenti dei consigli comunali, così come disposto per le regioni a statuto ordinario dal Parlamento con la legge di bilancio nazionale varato a fine 2021.

Le indennità di funzione di Vicesindaci, Assessori e Presidenti dei Consigli comunali saranno adeguate alle indennità di funzione dei corrispondenti Sindaci con l’applicazione delle percentuali vigenti nel DM 119/2000. L’ammontare di tali indennità è attualmente proporzionale a quella dei Sindaci, in una misura che varia in rapporto alla classe demografica dell’ente locale: dal 15 al 75% per il Vicesindaco, dal 10 al 65% per gli Assessori, dal 5 al 10% per il Presidente del Consiglio comunale per i comuni fino a 15.000 abitanti mentre per quelli con popolazione superiore è corrisposta un’indennità mensile di funzione pari a quella degli assessori dei Comuni della stessa classe demografica.

In Sicilia, diversamente da quanto sancito nella legge nazionale, l’aumento delle indennità del Sindaco grava sui bilanci dei Comuni. Essendo l’adeguamento meramente facoltativo, è onere della Giunta deliberare in merito.

Per l’ANCI Sicilia, tale quadro normativo rischia di far pesare in capo ai Sindaco un grave elemento di tensione sociale in quanto “la differenza fra quanto varato a livello nazionale e quanto invece stabilito in Sicilia sta nel fatto che, nel primo caso, i maggiori esborsi sono coerentemente finanziati dallo Stato con un fondo specifico, mentre la Regione Siciliana ha recepito la norma senza prevedere la corrispondente copertura finanziaria.

Si contraddice – affermano i vertici Anni in una nota – il principio generale in base al quale il riconoscimento uniforme della dignità istituzionale coincide con l’uniforme adeguamento delle indennità. Mentre in Calabria e in tutte le altre regioni d’Italia non sussiste alcuna differenza tra i comuni in crisi finanziaria e tutti gli altri, in Sicilia qualcuno ritiene che la formulazione della norma regionale di recepimento possa legittimare dei distinguo non fondati in base alla vigente normativa.

Si rischia di affermare un paradosso che vìola il principio di eguaglianza e che porta a riconoscere dignità istituzionale ad alcuni piuttosto che ad altri.

Il governo nazionale e il governo regionale hanno e devono – conclude l’Anci – assumersi per intero la responsabilità di garantire anche a tutti i comuni dell’Isola le identiche condizioni già pacificamente affermate nel resto d’Italia” .

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