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PIPPO ZAPPULLA: “IL LAVORO, UNA INTESA DA CAMBIARE E MIGLIORARE NELL’INTERESSE DEL PAESE”

PIPPO ZAPPULLA: “IL LAVORO, UNA INTESA DA CAMBIARE E MIGLIORARE NELL’INTERESSE DEL PAESE”
Politica
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA DICHIARAZIONE DI PIPPO ZAPPULLA, RESPONSABILE LAVORO DEL PD SICILIA: “L’esigenza di una riforma del lavoro che regolamenti meglio i meccanismi di ingresso nel lavoro riducendo le 46 forme di lavoro atipico e precario, che garantisca ammortizzatori sociali a tutti e che eviti la disperazione di quanti vengono espulsi dal lavoro e non riescono – a causa dell’ultima riforma delle pensione – ad agganciare l’età pensionabile era e rimane necessaria. Ma quella presentata dal Governo lascia aperti nodi di estremo rilievo che non possono essere affrontati nella logica del prendere o lasciare.
Pongo una questione di metodo e almeno due dirimenti di merito.
 Nel metodo  una intesa di tale rilievo  deve essere realizzata con l’accordo di tutte le parti sociali, a costo di definirla con qualche settimana o mese di ulteriori incontri. Dopo gli anni bui della politica berlusconiana e del Ministro Sacconi di alimentare divisioni nel sindacato, infatti, il governo Monti non può e non deve ripercorrere lo stesso nefasto percorso.
 Nel merito, in primo luogo, nonostante le indubbie novità positive e di rilievo, l’ipotesi prospettata continua a lasciare fuori dagli ammortizzatori sociali e senza tutele il variegato e vasto mondo dei  collaboratori e dei contrattisti.
 Inoltre sull’art. 18, così come avanzata, è una soluzione che ne svuota il valore e lo fa diventare un guscio vuoto buono solo per la propaganda mediatica. L’intesa va dunque modificata e accolte le richieste di modifica che vengono avanzate da più parti.
 Il Pd non può accettare altrimenti di votare una riforma monca della condivisione di tutte le forze sociali e della più grande organizzazione sindacale e con zone d’ombra davvero gravi e inaccettabili.
Il Paese, il mondo dell’economia e del lavoro, i giovani hanno bisogno di una vera riforma che punti alla crescita dell’occupazione e ad agevolare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, non di rigurgiti ideologici e vendette contro i lavoratori peraltro inutili e pericolosi per la coesione e tenuta sociale”.

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