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Portopalo| Le bugie de “I fantasmi” sul naufragio

22 Febbraio 2017 | by Federico Tringali
Portopalo| Le bugie de “I fantasmi” sul naufragio
Attualità
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Il giornalista locale Sergio Taccone: “Questa miniserie ha mistificato un fatto vero lasciando trasparire un’immagine sbagliata e distorta della vicenda e della comunità di Portopalo.”

bloggif_lungobisSi è conclusa ieri sera, con oltre il 25% di share, la miniserie televisiva “I Fantasmi di Portopalo” andata in onda su Rai 1. Un successo che va a scontrarsi con la realtà descritta e raccontata dalla fiction, in cui emerge un’immagine di omertà della comunità di Portopalo. Una “colossale, vergognosa e macroscopica opera di diffamazione collettiva”: così la definiva ieri Sergio Taccone subito dopo la prima puntata.

All’indomani della messa in onda della seconda puntata della fiction e alla luce delle polemiche che si sono susseguite in queste ore sui giornali e sui social network, abbiamo deciso di approfondire la vicenda con Sergio Taccone, autore di numerose inchieste sulla “strage di Natale” raccontata dalla fiction di Rai1. Quali sono state le sue impressioni su questa fiction? “È un’opera di diffamazione collettiva dell’intera comunità di Portopalo, perché si insiste nel dire che tutti sapevano e  tutti erano omertosi. Si ignora che Saro Ferro (nella realtà Salvatore lupo) all’epoca dei fatti, ovvero nel gennaio 1997, era assessore del Comune di Portopalo quando emerse il silenzio su questa tragedia, che riguardava 12/15 imbarcazioni su 160, ossia i pescherecci di Portopalo che si spingevano fino a 19 miglia. Il teorema che “tutti sapevano e tutti hanno taciuto” è una falsità veicolata ad uso e consumo della fiction televisiva, che ha fatto emergere l’eroe contrapposto a una miriade di omertosi.”

I fatti sono stati manipolati? “È chiaro che i fatti siano stati manipolati; nemmeno alla trasmissione Porta a Porta di Vespa è stato detto che il signor Lupo, il pescatore, era tra il 1996 il 1998 assessore comunale, così come è scritto nei miei articoli su questa vicenda.” Quali sono le altre falsità di questa fiction? “Sono diverse, a cominciare dalla questione processuale. La procura della Repubblica di Siracusa, sulla base di un reportage pubblicato sul quotidiano “Il Manifesto”, pubblicata nel gennaio del ’97, che aveva descritto dettagliatamente tutta la vicenda sul naufragio, compresi i nomi dei superstiti e dei dispersi, aveva aperto l’inchiesta e ottenuto, tra l’aprile e il maggio del 1997, il rinvio a giudizio del comandante dei membri dell’equipaggio per omicidio colposo plurimo aggravato; un processo che è andato avanti sulla base del naufragio avvenuto in acque nazionali. Successivamente, dopo la pubblicazione delle foto del relitto da parte del quotidiano la Repubblica nel giugno del 2001, il processo venne sospeso perché a distanza di 19 miglia, dunque in acque internazionali. Per cui l’avvocato degli imputati eccepì la competenza territoriale. Nella fiction, invece, si è sostenuto che il processo fosse stato sbloccato successivamente il ritrovamento e la pubblicazione delle foto del relitto: ciò è assolutamente falso, tant’è vero che il procuratore Roberto Campisi affermò che il processo era stato bloccato dal ritrovamento di tale relitto, per cui era necessario riformulare il capo d’accusa. Dunque, venne riformulato il capo d’accusa, che da plurimo aggravato divenne volontario, e la giurisdizione divenne competenza delle acque internazionali. Il processo venne affossato col ritrovamento del relitto e le foto mostrate da Repubblica sono dubbie in quanto il mascone di prua con l’identificativo della sigla F 174 non venne mai rinvenuto.” Il rapimento del giornalista? “È totalmente inventato: non c’è mai stato un rapimento del giornalista, altrimenti il quotidiano Repubblica avrebbe pubblicato intere pagine su una vicenda così grave.”

E il taglio degli ormeggi alla barca di Saro Ferro?  È un’altra invenzione. Nel 2001, quando uscirono gli scoop di Repubblica, Saro Ferro era ancora in politica e ricopriva la carica di consigliere comunale; pertanto, era ancora un notabile a Portopalo e non era un signor nessuno. Non c’è nessuna denuncia di taglio di ormeggi e non è vero che sia stato costretto a vendere l’imbarcazione, ma l’ha semplicemente demolita, poiché aveva deciso di cambiare mestiere come tanti altri pescatori di Portopalo, data la crisi ittica senza precedenti tra gli anni 90 e gli anni 2000. Inoltre, la domanda di demolizione era stata presentata nel giugno 2001 quando ancora non era uscita la polemica sul naufragio. I pescatori di Portopalo, compreso Saro Ferro, sono stati costretti ad abbandonare la pesca perché non era più redditizia e non erano vittime di persecuzioni.” E cosa dice sulla figura del parroco? “Altra figura che esce dilaniata dalla fiction è quella di Don Gaetano, che ha sempre accolto i migranti e i poveri, vivendo secondo i canoni della povertà francescana. Tutto quello che aveva lo destinava ai più bisognosi.”

Anche l’omertà è falsa? “Non nego che in Sicilia ci sia il problema dell’omertà, così come non nego che ci sia stata omertà a Portopalo, ma non è giusto far passare il silenzio di 12 o 15 imbarcazioni su 160 come l’omertà di un’intera comunità, compresi quelli che prendevano il mare nel mese di agosto e i bambini che frequentavano la scuola.” Quale stato d’animo regna a Portopalo dopo la messa in onda della fiction? “Regna tanta amarezza. Sorvolando sui presunti benefici per la città di Portopalo, dove sono state girate pochissime scene e sul sindaco che si è fatto dapprima promotore della fiction per poi cavalcare l’onda della protesta, le persone comuni sostengono che questa miniserie abbia raccontato e romanzato un fatto vero lasciando trasparire un’immagine sbagliata e distorta della comunità di Portopalo.”

Oltre al falso c’è qualcosa di vero ne “i fantasmi di Portopalo”? “Sicuramente ci sarà stata l’omertà di alcuni pescatori che prendevano il largo in quel determinato periodo ma non è vero che la comunità sapeva e aveva taciuto.”  (federico tringali)

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