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RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE PER LA VICENDA PASAM

RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE PER LA VICENDA PASAM
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“Siamo sempre stati sereni perché certi di avere sempre agito in maniera onesta, nel pieno rispetto della legalità. La richiesta di archiviazione firmata lo scorso 8 Giugno dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Siracusa, Antonio Nicastro per il procedimento che riguardava la società cooperativa Pasam, produttori agricoli siracusani associati per il mercato ci rincuora e rassicura, ma dall’altra parte ci ricorda anche quanto questa vicenda ci abbia danneggiato, non meritandolo, in termini di immagine ed economici”. E’ così che il presidente Luigi Meli commenta la firma della richiesta di archiviazione per il procedimento a suo carico e a carico dell’addetto alle linee di produzione, accusati di porre in commercio limoni convenzionali di provenienza argentina etichettandoli e confezionandoli come prodotti biologici di provenienza locale e indicandoli peraltro come “igp” “ Limone di Siracusa”. “Si è detto tanto, credo troppo, dopo la notizia di quella presunta frode-ricorda Meli- Quello a cui adesso penso di avere diritto è lo stesso risalto, pur consapevole che non basterà probabilmente a recuperare la credibilità costruita in 30 anni di lavoro e demolita in pochi giorni, anche per via di commenti”. Meli tiene anche a fare delle precisazioni, certo che possano essere utili a fare ulteriore chiarezza. “Siamo produttori, non commercianti-puntualizza il presidente della Pasam- Ci interessa quindi piazzare i nostri limoni, quelli di Siracusa. Li esportiamo in diversi Paesi. Ce li chiedono tutto l’anno e, da quando la legge lo consente, abbiamo deciso, solo per i mesi in cui il nostro limone scarseggia, di acquistare quello argentino per dare continuità alle nostre vendite, per non fermarci. I nostri acquirenti ne sono al corrente, anzi, ce lo hanno espressamente chiesto, per non rinunciare ad una routine ben consolidata e ai servizi che forniamo loro. Tra l’altro, cosa che dovrebbe fugare ogni dubbio, vendiamo il limone argentino ad un prezzo superiore a quello locale perché, nella stagione in questione vale di più, è migliore e riconoscibilissimo. Che motivo avremmo avuto di spacciare per italiano un prodotto che, dicendo chiaramente che è argentino, viene venduto ad un prezzo superiore?Saremmo dei pazzi! Al resto, per fortuna, ci sta pensando la giustizia. Nel frattempo, però, senza averne colpa, abbiamo perso il 40 per cento dei clienti, allarmati per quanto sul nostro conto si è detto, in ambiti diversi da quelli giudiziari, in alcuni casi senza alcuna cognizione di causa. In denaro vuol dire qualcosa come 4 milioni di euro in meno per i produttori siracusani”.

 

 

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