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RIGASSIFICATORE: DOCUMENTI IN REGOLA PER LA COMMISSIONE EUROPEA

15 Dicembre 2011 | by Redazione Webmarte
RIGASSIFICATORE: DOCUMENTI IN REGOLA PER LA COMMISSIONE EUROPEA
Attualità
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Sulla questione del rigassificatore è intervenuta anche l’Unione europea, che ha dichiarato di non avere competenza, relativamente alla procedura autorizzativa. L’Unione europea è dovuta entrare nel merito della situazione su richiesta dell’europarlamentare Rita Borsellino, che ha trasmesso una interrogazione, con richiesta scritta, alla Commissione Europea lo scorso ottobre. Nell’interrogazione l’europarlamentare Borsellino chiedeva alla Commissione europea “di verificare la pericolosità dell’impianto e controllare se, trattandosi d’impianto a rischio di incidente rilevante, siano state rispettate le disposizioni contenute nell’articolo13, paragrafo 5 della direttiva 96/82/CE”. La Borsellino chiedeva inoltre delucidazioni in merito alla realizzazione dell’impianto di Melilli, dal punto di visto dell’impatto ambientale, data la sua dimensione e la localizzazione in prossimità dei centri abitati e nelle vicinanze dell’area archeologica “Megara Iblea” e della riserva naturale “Saline di Priolo”, nonché in prossimità di uno dei maggiori poli petrolchimici d’Europa. Janez Potocnik (nella foto), commissario all’Ambiente dell’Unione europea ha replicato, all’interrogazione della Borsellino, affermando che la documentazione autorizzativa dell’impianto è completa e che, per il parlamento europeo, non ci sono cause ostative al rilascio dell’autorizzazione per la costruzione del rigassificatore. Nella risposta del commissario all’Ambiente Potocnik, viene evidenziato che “ai sensi dell’articolo 13 (5) della direttiva 96/82/CE gli Stati membri sono tenuti a garantire che il pubblico è in grado di esprimere il suo parere nella pianificazione di nuovi stabilimenti, e dato che il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), la quale include la consultazione del pubblico, non possono essere rilevati motivi che giustifichino, da parte della Commissione europea, ulteriori indagini in questa materia. A questo punto il bandolo della matassa torna alla Regione siciliana, che sembra non avere più motivi per ritardare il rilascio dell’autorizzazione.

Silvana Baracchi            

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