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Siracusa| 7000 voci di una generazione precaria

Siracusa| 7000 voci di una generazione precaria
Cronaca
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La Rete degli studenti medi Sicilia: “Vogliamo essere protagonisti della storia di questo Paese, abbiamo un potere enorme e i numeri ci sono”. A Siracusa sfilano in 1500. A Palermo 5000.
Si stanno concludendo adesso le piazze mobilitative della Rete degli Studenti Medi. In tutte le maggiori piazze d’Italia migliaia e migliaia di studenti danno voce alle rivendicazioni di una generazione, la propria, considerata e di fatto precaria. Generazione che non trova interlocutori davanti a una società sorda che non attribuisce la giusta importanza alle sue richieste. Oggi più che mai, in un periodo storico così complesso, igmdove l’assenza di diritti diventa protagonista e si fa storia per questo Paese, gli studenti non si arrendono. “Più volte ci sono stati promessi miglioramenti delle nostre condizioni, oggettivamente sfavorevoli. Più volte sono stati aperti tavoli di contrattazione con l’amministrazione, mai portati a termine. Troppe volte ci sono state chiuse le porte degli unici interlocutori rimasti”, dichiara Flavio Lombardo, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi Sicilia.   “Vogliamo parlare di Lavoro, di Inclusione e Integrazione, di Welfare, del persistente divario tra Nord e Sud del Paese e vogliamo parlarne come cittadini europei, mettendo al centro i bisogni delle persone.” continua Lombardo. “C’ENTRO ANCHE IO, voci di una generazione precaria”, questo lo slogan della mobilitazione nazionale.  “Vogliamo essere i protagonisti della storia di questo nostro Paese, vogliamo farlo dando voce ha chi voce non ha e gridando che non è vero che non cambierà mai nulla, non è vero che non si accorgeranno di noi. Siamo ovunque e abbiamo un potere enorme in grado di cambiare la nostra vita e chissà quante altre”, dichiara Viola Zocco, della Rete degli Studenti Medi Siracusa. E i numeri per dirlo ci sono.  “A Palermo 5000, a Siracusa 1500, 600 a Trapani, 500 a Caltanissetta,migliaia di studenti chiedono diritti e interlocutori.” conclude Lombardo.
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