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Siracusa| “Animali vittime innocenti del petrolio”

Siracusa| “Animali vittime innocenti del petrolio”
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Al referendum del 17 aprile gli Animalisti Italiani di Siracusa dicono SI

Lo scorso autunno dieci regioni – Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania, Molise e Abruzzo, che poi si è ritirato – hanno promosso sei referendum riguardanti la ricerca e l’estrazione del petrolio in Italia. La Cassazione ne ha dichiarato ammissibile solo uno: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?” Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto e solo quelle entro le 12 miglia dalla costa. Perché dovremmo dire SÌ e fermare le trivellazioni. Per l’AMBIENTE e la nostra SICUREZZA: Quando parliamo di trivelle offshore, nessuno può escludere un incidente. In un mare chiuso come il Mediterraneo, un disastro petrolifero causerebbe danni gravissimi e irreversibili. Per gli ANIMALI: Le prime vittime innocenti potrebbero essere delfini, capodogli, tartarughe, gabbiani e i pesci che popolano i nostri mari, con la conseguente perdita della biodiversità. Per il FUTURO: bisognerebbe favorire le energie rinnovabili e un sistema energetico che punti finalmente sul risparmio, sull’efficienza, sull’autoproduzione distribuita. Un sistema fatto oggi di 850mila impianti da fonti rinnovabili presenti nei comuni italiani, che dà lavoro a 60mila persone con una ricaduta economica pari a 6 miliardi di euro. Perché NON NE VALE LA PENA: dalle piattaforme in funzione nel 2015 sono state estratte 542.881 tonnellate di petrolio e 1,84 miliardi di Smc (standard metri cubi) di gas, vale a dire lo 0,95% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 3% del fabbisogno nazionale di gas. Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. Un mondo con energia rinnovabile è possibile: Secondo il Gestore dei servizi energetici (Gse), nel 2015 le cosiddette fonti alternative hanno contribuito a soddisfare il 17,3% dei consumi nazionali di energia. Ora è il momento di investire mentre il Governo diminuisce gli incentivi e “sblocca” le trivellazioni.

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