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Siracusa| Bloccata microcellula dello spaccio. Ai vertici due donne

18 Gennaio 2019 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Bloccata microcellula dello spaccio. Ai vertici due donne
Cronaca
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Stamattina in conferenza stampa i carabinieri hanno lanciato l’appello agli imprenditori che hanno paura a denunciare le estorsioni. Bloccata una microcellula che operava nella zona sud nello spaccio di droga rifornendosi tra Catanie e Palermo col beneplacet dei Crapula e dei Trigila.

Intimidazioni ai fini estortivi a imprenditori della zona sud, spaccio di stupefacenti ed ricorso al metodo mafioso. Capi di accusa che pendono sul capo di dieci soggetti arrestati nottetempo nel corso di una operazione condotta dai Carabinieri su delega della Direzione distrettuale Antimafia della Procura di Catania. Una ottantina i militari del Comando provinciale coinvolti, suppotati dal gruppo Cinofili di Nicolosi e l’impiego dell’elicottero del nucleo provinciale di Catania.

A spiegare stamane la genesi dell’operazione il capitano Perrone. L’attività è partitia nel febbraio 2017 su iniziativa della compagnia di Noto. L’avvio: l’esplosione dei alcuni colpi di arma da fuco nei confonti di un cantiere edile. Episodio che non fu nemmeno denunciato a conferma della forza intimidatrice del clan. Non era stato  l’unico episodio esortisivo in atto. Se ne conta un altro, stavolta ai danni di una ditta che si occupa della raccolta rifiuti urbani  tra Avola e Rosolini.

Chiaramente, il canale di approvvigionamento economico più consistente era quello relativo allo spaccio, il rifornimento di sostanze stupefacenti avveniva dai multipli assi di mercato tra Palermo e Catania. L’inizio dell’attività è stato abbastanza intenso hanno ammesso i miltari dell’Arma. Il clan Crapula cercava di far proseliti, catturando la simpatia dei sodali in cambio di un’assunzione sicura nella ditta per la nettezza urbana “taglieggiata” a cui veniva fornita “protezione” allorquando stava per aprirsi un nuovo cantiere.

Intercettazioni video, telefoniche e ambientali per risalire ai responsabili. E’ stata un’attività investigativa intuitiva perchè non è partita, come già detto, da nessuna denuncia iniziale da parte dell’imprenditore-vittima. Man mano gli inquirenti hanno focalizzato una serie di personaggi, con forte interesse ad immettersi nel territorio, non strettamente appartenenti al clan Crapula ma che da quest’ultimo riceveva il beneplacet, cosi come dalla famiglia Trigila di Noto.

I soggetti indiziati avevano a disposizione un ingente numero di armi per compiere non solo estorsioni ma condurre con serenità il mercato della droga, fonte immediata di guadagno. I dieci arrestati appartengono ad una sorta di microcellula attorno alla quale ruotavano una serie di personaggi di elevato spessore nella piramide gerarchica,  i cosiddetti “capi” clan, molti dei quali già in cella da tempo ma ugualmente determinanti nelle scelte e attivi nel dare istruzioni agli esecutori dei reati. Come, per esempio, il metodo di convincimento usato per un imprenditore che si rifiutava di ricevere “protezione” o pagare il pizzo: chi non voleva cedere alle richieste estortive riceveva dei segnali forti, come, per esempio, segare i piedi di una impalcatura in modo da cagionare l’evenuale caduta rovinosa di un operaio con tutte le conseguenze del caso e danni ulteriori all’imprenitore rinunciatario.

A questa microcellula sarebbero ricondotti gli incendi dei mezzi adibiti alla raccolta della spazzatura di proprietà della ditta operante: oggetto del ricatto l’accoglimento del transito di soggetti – amici che sarebbero dovuti passare da un’azienda ad un’altra. Insomma, favoritismi e clientelismi.

Ma come già detto, l’introito  più sostanzioso perveniva dal mercato della droga. I rifornimenti erano sempre pronti cosi come la tipologia da smerciare: da hashish a cocaina. Ruolo proponderante hanno le donne. Le mogli degli arrestati, due in particolare, raggiunte anch’esse da misura cautelare, a loro volta davano le disposizioni ricevute dai capi in quella che era considerata un’attività gestita in forma imprenditoriale. Con tutti gli inghippi del caso. Per esempio, i malumori non da poco dei sodali che non vedevano di buon occhio le due donne ai vertici dell’organizzazione criminale. Insomma, la componente femminile ai vertici non era ben accetta e questo avrebbe causato diverbi interni.

L’operazione ha condotto al sequestro di quasi due chili di stupefacenti, un paio di armi, ulterori 20 gr di hashish e due armi giocattolo sprovviste di tappo rosso. “L’augurio – ha detto il comandate provinciale dei Carabinieri di Siracusa, Giovanni Tamborrino – è quello che vi sia, nell’ambito del sistema imprenditoriale e civico, una rassicurazione e una emersione di fatti analoghi per acquisire ulteriori denunce”. (r.t.)

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