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Siracusa| Busalacchi e Galloni presentano il movimento “Noi siciliani con Busalacchi”

Siracusa| Busalacchi e Galloni presentano il movimento “Noi siciliani con Busalacchi”
Politica
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“Attuiamo lo Statuto e puntiamo sulle risorse proprie della Sicilia per crescere”.

Dei 43 articoli che costituiscono lo Statuto siciliano, 15 non sono mai stati applicati. Il governo centrale di Roma non ha voluto che la nostra Regione utilizzasse a proprio vantaggio l’Autonomia che avrebbe permesso alla Sicilia di essere uno stato federale dell’Italia, di pari dignità rispetto al governo nazionale”. Con queste parole Franco Busalacchi, candidato alla presidenza della  Regione siciliana ha presentato la sua lista “Noi siciliani con Buslacchi – Sicilia libera e sovrana” a Siracusa , nella sala Conferenze del Jolly Aretusa Hotel Palace.

Erasmo Vecchio, coordinatore di Noi Siciliani ha sottolineato che “nell’Isola il tasso di disoccupazione è del 34,8%. I nostri produttori sono al collasso. L’accesso al credito è out. Il nostro Movimento punta a restituire alla Sicilia la propria sovranità per invertire la rotta”.

Mentre Beppe De Santis, coordinatore della lista Sicilia Libera e Sovrana e di Noi Mediterranei, nel corso del suo intervento è entrato nel cuore del progetto politico. “Non proponiamo solo una lista ma una svolta politica, – spiega De Santis – un’azione rivoluzionaria che continuerà anche dopo le elezioni del 5 novembre. Chiedendo la piena attuazione dello statuto siciliano, ci allineiamo al movimento nazionale sovranista che pretende che siano applicate le costituzioni dei paesi dell’Europa meridionale, in primis quella italiana. E la Sicilia del Sovranismo è la testa di ponte”.

Per Nino Galloni, economista keynesiano di fama internazionale e candidato ad assessore regionale al Bilancio “il vero nemico sono le politiche deflattive economiche europee che riducono lo sviluppo e l’occupazione. Il ruolo della Sicilia deve essere  duplice. È fondamentale limitare le importazioni e puntare a favorire sui prodotti locali, a partire dall’agricoltura biologica. La seconda è forzare il dialogo commerciale tra est e ovest, rivolgendosi ai mercati più ricchi e attivi come quello russo e cinese”.

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