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Siracusa| Caso Province: la politica, di ieri e di oggi, sott’accusa

18 Luglio 2017 | by Rosa Tomarchio
Siracusa| Caso Province: la politica, di ieri e di oggi, sott’accusa
Politica
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Ancora gesti di disperazione tra i dipendenti del Libero Consorzio da cinque mesi senza stipendio. Chi ha pensato di sopprimere le Province non aveva previsto gli effetti letali. Tante le cause e le responsabilità tra personale in esubero e populismo di ultima generazione. Prima di salire sulla gru, c’è chi aveva iniziato lo sciopero della fame .

Per la cronaca. L’episodio di stamattina, le due dipendenti dell’ex Provincia, non l’unico caso disperato. Sta sfuggendo di mano la dura protesta di un’altra dipendente (guarda caso, donne!) che da cinque giorni avrebbe iniziato lo sciopero della fame. Non sapeva più cosa raccontare ai suoi figli. Né a guardarli in faccia. Non riesce più a far fronte alle scadenze mensili. Le bollette, l’affitto, il mutuo, il prestito in banca. Talvolta, gli strozzini.

Quello che realmente ha smosso la terra sotto i piedi delle ex Province è stato il famigerato “prelievo forzoso” dello Stato. Naturalmente, dietro il tacito assenso della Regione. Per dirla in cifre, in tre anni sessanta milioni di euro sono stati convogliati allo Stato. 60 milioni.  Con questi sessanta milioni si sarebbe potuto far fronte ai debiti, che come si sa sfociano sempre in contenziosi, decreti ingiuntivi con more ed interessi relativi.

Con questi 60 milioni si sarebbero pagati gli stipendi dei dipendenti del Libero Consorzio e delle partecipate (due milioni almeno). Con 60 milioni di prelievo forzoso in tre anni si sarebbe potuta persino pensare a una programmazione dei servizi, scuola, strade. E invece. Oggi l’ex Provincia di Siracusa, cosi come nel resto della Sicilia, si ritrova con un arretrato di cinque mesi di stipendi e con gli effetti della “macelleria sociale” unica nel suo genere. La più grande crisi economica dell’ultimo ventennio.

Chi ha voluto la soppressione delle Province è stato molto sbadato e irresponsabile. Non ha pensato agli effetti deleteri. Non ha nemmeno pensato a cià che vuol dire “responsabilità civile e penale” qualora dovesse cadere un calcinaccio in testa a uno studente. Per non parlare della colpa ormai conclamata di aver ridotto in braghe di tela una intera generazione di stipendiati pubblici. Non stupisca il fatto che tra gli effetti devastanti di tutta questa crisi delle Province, nient’altro che strascichi della crisi politica e morale di una regione, ci sia anche l’esodo forzato. Scappi chi può! E’ già iniziata la diaspora verso il nord. Professionisti retti, capaci in cerca di meritocrazia altrove, se non addirittura all’estero. E’ questo ciò che auspicava il nostro Presidente delle riforme siciliane?

E mentre l’Isola  si spoglia delle sue energie più belle e genuine, c’è chi continua a restare sulla nave che affonda, ad abbarbiarsi sui tetti e sulla gru. Un gesto disperato per urlare alla politica incapace e meschina che c’è più amore per questa terra dove non c’è più rispetto delle regole, della Costituzione, dello Statuto Siciliano. La realtà è questa: la politica siciliana, negli ultimi dieci anni, non assicura più la legittimità dei propri diritti. Ci si scontra con chi vuole far saltare le regole. Ed i compromessi sono molto forti.

Non sarà vita facile ormai nemmeno per quei  pochi colletti bianchi posizionati e protetti dalla casta che consentono alla politica di continuare ad agire indisturbata. Tutto avrà una fine anche per loro. Il problema, anche in questo caso, sta a monte. Bisogna ammettere che ci sarà stata nel tempo un esubero in pianta organica, “frutto del malaffare”, delle raccomandazioni e dei voti di scambio”, ha detto qualcuno. E non è solo l’ente Provincia a ritrovarsi in queste condizioni ma anche i Comuni, i Consorzi, le partecipate, e tutti gli enti di sottogoverno che hanno a che fare con la politica.

Ma se è vero che la causa è da affibiare al malvezzo che risale alla notte dei tempi, è giusto anche dire che la storia contemporanea ci ha messo del suo. Del resto, i tagli alle spese pubbliche, ai cosiddetti “enti inutili” (è già toccato alle Province e tra poco accadrà la stessa cosa ai quartieri) non sono altro che effetto della recente ondata di “populismo”. Una idea dei Cinquestelle che il presidente Crocetta ha colto al volo in piena campagna elettorale. Una scelta, alla fine dei conti, che ha trovato l’appoggio incondizionato e sottaciuto anche delle altre forze politiche, e non solo di governo. E adesso ci risiamo.

Manca poco al voto. Quale espediente si inventeranno adesso per placare gli animi di questi padri e madri di famiglia, monoreddito,  disperati? Il caso “Province” avrà una sua vera risoluzione definitiva o veramente tutto è  perduto? E se cosi fosse perché non dire la verità , tutta e subito? Che si soffra una volta sola, per tutte, e si risparmino inutili infingimenti da campagna pre-elettorale. Bisogna avere il coraggio di dire la verità in faccia a questa gente disperata!

La soluzione? Intanto, si provveda a recuperare il famoso “prelievo forzoso”. Si chiudano i rubinetti allo Stato e si conservi la liquidità per la gente di Sicilia che lavora e non viene gratificata, nemmeno col dovuto stipendio. Si abbia il coraggio di mettersi una volta almeno nella vita di traverso rispetto alla “conditio sine qua non” di Roma e si pensi ai fatti di casa nostra. Chi avrà questo coraggio meriterà la fiducia alle prossime scadenze elettorali.

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