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Siracusa| Chi sono e come avrebbero agito quelli del “Sistema Siracusa”?

7 Febbraio 2018 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Chi sono e come avrebbero agito quelli del “Sistema Siracusa”?
Cronaca
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Processo farsa o uno vero? Frattanto c’è chi ha perso i propri patrimoni e chi pensa di costituirsi parte civile. Granata: “Musumeci e Garozzo devono liberare definitivamente la città da questa cappa mafiosa”.

“Veleni in Procura bis”. Arrivano le prime reazioni dalla politica. “La Regione Siciliana e il Comune di Siracusa  si costruiscano  Parte Civile contro la lobby criminale che ha condizionato la vita della Città”. E’ di questo avviso l’ex deputato Fabio Granata, già vice presidente della Commissione parlamentare Antimafia che invita la Presidenza della Regione Siciliana e il Comune di Siracusa alla immediata costituzione di Parte Civile nel procedimento penale collegato  agli arresti eccellenti di Siracusa.

“Inizia  ad emergere la verità su tanti risarcimenti milionari non dovuti e costruiti a tavolino dall’associazione a delinquere finalmente scompaginata e che ha condizionato la vita della Città e tante vicende giudiziarie – afferma Granata –  con Legambiente da tempo denunciamo  l’esistenza di questa lobby criminale e finalmente i fatti ci hanno dato  ragione. Adesso servono  giustizia e chiarezza fino in fondo anche su altre inchieste probabilmente insabbiate  o deviate a iniziare a iniziare da quelle relative al cemento sulle mura Dionigiane a quelle certamente legate alla zona industriale e agli interessi delle industria petrolifera. Liberiamo da questa cappa mafiosa la Città e facciamolo definitivamente “

Il “caso Siracusa” preannuncia altri risvolti, indice che non è affatto concluso. Anzi. Uno tsunami giudiziario questa mattina ha travolto nuovamente la città siciliana dopo l’inchiesta congiunta di due procure, Messina e Roma, seguita in prima persona dai procuratori Maurizio De Lucia e Giuseppe Pignatone, e una lunga indagine della Guardia di Finanza.

A finire in carcere o ai domiciliari membri di un  “comitato d’affari”. Tutti professionisti eccellenti: il magistrato napoletano Giancarlo Longo, in servizio a Siracusa, il brillante avvocato augustano Piero Amara, il suo socio di studio, l’avvocato solarinese Giuseppe Calafiore, persino un giornalista siracusano di giudiziaria Pino Guastella. Insieme componevano un’associazione a delinquere che per anni ha condizionato – cosi riferiscono gli inquirenti – una parte della Procura di Siracusa per ottenere favori di vario genere per i clienti di Amara.

Favori regolarmente “retribuiti”, come attesterebbero una lunga serie di verifiche effettuate sui conti correnti del magistrato Longo da parte della Finanza. E’ molto lunga la lista dei reati contestati dalle due procure al “gruppo di interesse”: associazione a delinquere, corruzione in atti giudiziari, falso ideologico del pubblico ufficiale, concussione, calunnia, truffa, rivelazione di segreti d’ufficio, consulenza infedele, falsa attestazione al pubblico ufficiale, minacce a pubblico ufficiale, simulazione di reato. Si parla nell’indagine anche della gestione da parte della Procura di Siracusa dei casi “Open Land”, Fiera del Sud”, “AM Group srl”, “Gida-Comin”.

Tra i tanti fatti che emergono tra le carte dell’inchiesta c’è un’attività di dossieraggio del gruppo criminale anche con sponde giornalistiche contro i magistrati che si “permettevano” di indagare sui clienti patrocinati dallo studio Amara-Calafiore, consulenze false inserite nei fascicoli giudiziari gestiti dal Pm Longo per “orientare” le inchieste di altri colleghi a favore del gruppo, e perfino un viaggio a Dubai del magistrato indagato e della sua famiglia che sarebbe stato pagato, attraverso una serie di “giri” e mediatori di comodo, dallo studio dell’avvocato Amara.

Questa nuova inchiesta, che vede in tutto 15 indagati, tra cui anche il notaio messinese Giovambattista Coltraro, con studio ad Augusta, ex parlamentare regionale, è nata da un esposto molto dettagliato firmato da otto magistrati aretusei, correlato da documenti e atti. Esposto inviato nel settembre del 2016 alla Procura di Messina e anche al Csm, al ministro della Giustizia Andrea Orlando e alla Procura di Catania. Carte in cui gli otto magistrati parlavano chiaramente di un “comitato d’affari” che pesava, e non poco, sul lavoro degli uffici giudiziari siracusani. Un gruppo che era capace di una “virulenta capacità di condizionamento” di alcuni processi importanti.

Azioni dirette ad incidere nei ricorsi, vedi Fiera del Sud e villette ad Epipoli. Ma un episodio su tutti avrebbe destato i sospetti degli inquirenti: il caso delle cimici nella stanza del Pm Longo e delle telecamere della Guardia di Finanza che ripresero il momento esatto in cui Longo riceveva la notizia delle cimici sulle sua stanza e si mostrava molto preoccupato. “Veleni in Procura bis” dietro l’impulso di un esposto presentato da otto magistrati che si sono rivolti al Tribunale di Messina. Adesso può succedere davvero di tutto.

“Manipolavano e spiavano processi”. Avrebbero agito in questo modo nomi eccellenti con l’incarico di difendere la giustizia e di impersonarla. Secondo gli inquirenti, il vertice di questa organizzazione sarebbe stato Longo, Amara e Calafiore gli esecutori intenti a “manipolare” sentenze al Tar e del Consiglio di Stato, a spiare altri processi finti in altre indagini in modo da giustificare l’accesso ad altri processi paralleli, vedi caso Eni a Siracusa.

A colpire l’attenzione dei magistrati sarebbero stati soprattuto i metodi “disinvolti” adottati dal Pm Longo, già trasferito a Napoli in seguito all’esposto, reo di aver redatto atti pubblici ideologicamente falsi negli ultimi cinque anni.

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