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Siracusa | Conflitto russo-ucraino: il sistema imprenditoriale siciliano il più colpito dalle conseguenze

Siracusa | Conflitto russo-ucraino: il sistema imprenditoriale siciliano il più colpito dalle conseguenze
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Siracusa al secondo posto nella classifica siciliana delle provincie più colpite dalle conseguenze del conflitto russo ucraino.

Lo ha annunciato Daniele Lo Porto di Confartigianato Imprese Siracusa: «Diminuire le accise sui prodotti energetici e sostenere la liquidità delle aziende con una moratoria sul credito. Diminuire significativamente le accise sui prodotti energetici e sul gas naturale e incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili; sostenere la liquidità delle imprese attraverso una moratoria del credito; compensare le perdite di fatturato dovute al blocco del mercato russo ed ucraino nel settore del made in Italy e turistico; incentivare la coltivazione nel nostro territorio dei prodotti agricoli relativi alla produzione di farine e mangimi per allevamento». A parlare è Daniele La Porta, presidente di Confartigianato Imprese Siracusa che sintetizza così alcune delle proposte di intervento strutturale richieste al Governo nazionale per mitigare le conseguenze economiche della guerra tra Russia ed Ucraina sull’economia siciliana, conseguenze che vedono la provincia aretusea al secondo posto tra più duramente colpite dal conflitto.

Nelle prime linee della guerra dei prezzi e dei mercati sconvolti dal conflitto, sono compresi un quinto (21,8%) degli occupati del sistema produttivo siciliano: si tratta di 46mila imprese, la quasi totalità con meno di 50 addetti (99,5%), con 160mila addetti, quattro su cinque (80,6%) occupati in micro e piccole imprese(MPI). A livello provinciale si osserva un più alto coinvolgimento del sistema produttivo nei settori maggiormente sotto stress a causa del conflitto in corso a Ragusa con il 25,2% di occupati coinvolti nelle imprese in prima linea, seguita da Siracusa con il 24,9% e da Caltanissetta con il 24,4%. Il segretario provinciale di Confartianato Siracusa, Enzo Caschetto, scende nel dettaglio delle misure urgenti chieste alle istituzioni per scongiurare la chiusura di decine di imprese solo sul territorio siracusano.

«I temi da affrontare sono molti, ma alcuni hanno un carattere di assoluta priorità – afferma – e pensiamo prima di tutto alle criticità legate agli aumenti dei costi dell’energia e delle materie prime. Va considerata in primis l’esigenza di diminuire significativamente le accise sui prodotti energetici e sul gas naturale, prevedendo anche un tetto alle speculazioni nel prezzo così come va incentivata la produzione di energia da fonti rinnovabili. Inoltre – continua Caschetto – serve anche un sostegno alla liquidità delle imprese attraverso una moratoria del credito che non pregiudichi però il rating delle nostre aziende e la predisposizione di misure agevolative che prevedano contributi a fondo perduto, soprattutto per i settori maggiormente colpiti dall’aumento dei costi che inevitabilmente riducono i margini di redditività».

C’è poi il grande tema del blocco del mercato russo ed ucraino che sta travolgendo le esportazioni (soprattutto dei prodotti del Made in Italy) e l’offerta turistica di cui i cittadini russi sono ottimi fruitori nella provincia di Siracusa. Per Confartigianato Imprese, si tratta di un blocco che penalizza fortemente le imprese siracusane a cui il Governo deve dare un sostegno immediato per compensare le perdite di fatturato. Occorre infine considerare le criticità legate all’approvvigionamento delle materie prime nei settori dell’alimentare, dei metalli e delle costruzioni. «Su questo punto – aggiunge il presidente di Confartigianato Imprese Siracusa, Daniele La Porta – riteniamo utile incentivare la coltivazione nel nostro territorio dei prodotti occorrenti alla produzione di farine, mangimi per allevamento animale e quant’altro occorra alla produzione di alimenti, dato il disimpegno di molti produttori agricoli che negli anni hanno visto azzerare i margini di guadagno proprio per l’eccessiva concorrenza dei prodotti importati dai territori interessati dalla guerra. Iniziative di pari portata vanno adottate per quanto concerne il difficile reperimento di prodotti metallici, lignei ed in generale dei materiali da costruzione, la cui carenza sui mercati era già causata dalla forte domanda determinata dalla ripresa post Covid e soprattutto dalle misure agevolative varate per esempio con il Superbonus in edilizia”.

“Su questo – continua La Porta – il Governo preveda l’eliminazione delle condizionalità previste per la fruizione dei vari bonus attualmente legata al raggiungimento di percentuali di stati di avanzamento dei lavori entro date prefissate, condizioni oggettivamente non raggiungibili dalle imprese proprio per la carenza delle materie prime necessarie all’avanzamento dei lavori». Per scongiurare inoltre il rischio di blocco dei cantieri occorrono urgenti modifiche all’articolo 29 del decreto sostegni Ter al fine di poter adeguare in modo strutturale e vincolante i prezzi delle materie prime ai nuovi valori di mercato, sia per le opere in corso che per quelle ancora da bandire. «In sintesi – conclude il segretario provinciale, Enzo Caschetto – occorre un meccanismo compensatorio obbligatorio, aggiornamenti in linea con i prezzi di mercato e un’efficace clausola automatica di revisione prezzi».

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