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Siracusa| Crisi Provincia. Gli ex Cavallaro e Marziano “senza debiti”

Siracusa| Crisi Provincia. Gli ex Cavallaro e Marziano “senza debiti”
Politica
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Ex Provincia verso il dissesto. La colpa? Il prelievo forzoso da 20 milioni di euro l’anno. Parlano due ex presidenti. Marziano: “Ho persino rimodulato i debiti al 3%. Prima erano al 21”. Cavallaro: “Con me nessun mutuo nè addebito. Però all’epoca i soldi c’erano perchè chi mi precedette non aveva fatto nulla”.

Tutti d’accordo. Alla ex Provincia di Siracusa è pesato il prelievo forzoso dello Stato. Una “sanguisuga” che ha sottratto all’ente aretuseo qualcosa come 20 milioni di euro l’anno nell’ultimo periodo di commissariamento. Un’azione legale ma che non ha giovato alcun beneficio alla Provincia che già stava ad un passo dal tracollo. Un ente, dopotutto, sano e che ha prodotto una serie di benefici dando uno sguardo alle opere pubbliche, alla viabilità provinciale, all’edilizia scolastica (ultimo fiore all’occhiello il Campus Einaudi della Pizzuta appena inaugurato).

Eppure l’attuale Libero Consorzio è in piena crisi. Incolmbabile quel buco che sfiora i 200 milioni di euro. Dal 2000 in poi con i presidenti Marziano e Bono è stato un fiorire di opere pubbliche (e di cantieri che hanno dato occupazione) da realizzare e conseguenti mutui da accendere. E’ stato un disastro annunciato? Dando uno sguardo al capitolo di spese, appare la voce in neretto Siracusa Risorse: tre milioni e mezzo di euro ogni dodici mesi, l’ultimo anno solo tre milioni. La partecipata si occupa di diserbamento delle strade provinciali e della manutenzione degli istituti secondari). Attualmente 85 dipendenti, quasi una ventina in meno.

Non solo, ad incidere sul bilancio dell’AP, che in totale conta circa 600 dipendenti, sarebbero state anche altre azioni che andavano comunque prima o poi compiute: come la stabilizzazione dei precari (prima li pagava la Regione, una volta assunti dalla Provincia, con conseguente declassamento di mansione, sono passati sotto il controllo amministrativo locale).

A parte i dipendenti dell’ente, che non percepiscono gli stipendi da tre mesi, a piangere le conseguenze del dissesto saranno le imprese che ancora vantano crediti nei confronti dell’ente debitore. Proprio come accade ad un’azienda che dichiara fallimento, si arriverà ad una intesa tra le parti. In attesa della venuta dei tre commissari ministeriali, si rivedono i conti andando indietro nel tempo. Dove si è inceppato il motore?

“Ho lasciato un bilancio in attivo – dichiara l’ex presidente della Provincia, Bruno Marziano – e voglio gridarlo forte a chi ancora oggi solleva dubbi. Ho rimodulato i debiti al 3% quando prima erano al 21%. Chi nega che i dieci anni di presidenza Marziano sono stati i più belli e come negare che sia esistita la Shoah! Ho dovuto lottare contro la furia iconoclasta di Uccio Bono e i cinque anni di commissariamento successivi”.

Quando entrai alla Provincia, trovai in bilancio 200 miliardi delle vecchie lire. Ne trovai altri cinque. Mai fatto un mutuo per spese correnti, ma opere pubbliche e strade. Comprai con due lire tanti immobili, come l’ex Consorzio Agrario, la Cassa di Risparmio di piazza Archimede dove attualmente si trova la Prefettura. Insomma, chi dice che ho accumulato debiti è un cialtrone politico che non merita rispetto. Bono, per esempio, ha denigrato la mia amministrazione. E ripeto, nel febbraio del 2008 il bilancio non segnava un solo debito”.

Mario Cavallaro ha guidato la Provincia prima di Marziano, anche lui sostiene di aver amministrato l’ente con il buon senso di un padre di famgilia: “Durante la mia gestione ho espletato innumerevoli gare per opere pubbliche senza mutui e senza addebiti. All’epoca c’erano i soldi perchè i miei predecessori non avevo fatto nulla. Ho onorato gli impegni e ho lasciato un bilancio in attivo”. Tra i fiori all’occhiello dell’amministrazione Cavallaro, la mostra di Sironi, il Premio Vittorini in collaborazione con la Provincia di Milano, i Pittori del 900, l’Università, ma soprattutto grande viabilità, manutenzione delle scuole (a proposito, è con me che è stata individuata l’area della Pizzuta per la costruzione dell’attuale Insolera).

Poi cosa è successo? “Non lo so, soltanto controllando a ritroso è possibile risalire al vulnus dovuto ad una probabile allegra finanza”. Ad oggi restano tante incompiute. L’autodromo: Cavallaro afferma: “Il progetto era pronto per l’appalto per i lavori di ammodernamento. Poi, solo due inaugurazioni a vuoto e solo qualche tentativo di riattivazione. Insomma, il nulla. Teatro Verga: Il mio obiettivo era quello di trasformarlo in un grande contenitore culturale polivalente. Era tutto pronto per la gara: dopo tre anni dovevano ancora approfondire, capire se l’opera era utile o meno. Mancavano delle migliorie, il nullaosta dei vigili del fuoco. Dopo parecchie varianti non è seguita nessuna azione. Una follia! E dire che io avevo il teatro – mille posti – pronto chiavi in mano”.

Ai tempi di Cavallaro presidente, in pianta organica vi era un solo dirigente per mancanza di concorsi. “Cosi decisi di nominare sette dirigenti, uno per ogni settore strategico della pubblica amministrazione. So bene che, dopo di me, i dirigenti furono almeno una dozzina. A fine mandato lasciai in cassa circa 60 miliardi. Ricordo, per primo a me stesso, che Siracusa Risorse ancora non esisteva”. (rt)

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