breaking news

Siracusa| CUFFARO, TUTTA UN’ALTRA STORIA?

19 Marzo 2016 | by Rosa Tomarchio
Siracusa| CUFFARO, TUTTA UN’ALTRA STORIA?
Politica
'
0

Vana attesa per chi voleva incontrare il Presidente dei Siciliani.  Il libro di Nastasi mette fame di verità

In sala c’erano i meno probabili. Non c’era la cosiddetta intelligentia, o quella che per onestà intellettuale si ritiene tale a Siracusa. Non c’erano alla fine nemmeno i vecchi amici di Totò “vasa vasa”. Qualche uomo di quell’area moderata di centro, possibilmente dello stesso partito del Presidente, ma non “cuffariano, per carità!”. Eppure, erano lì. I big siracusani non c’erano. Forse perchè erano stati avvisati per tempo dallo stesso Presidente del suo mancato arrivo a Siracusa? Può darsi. Ma per chi si trovava lì, gli ignari, è come caduto il cielo in testa.

L’effetto “bocca asciutta” e tanta voglia di salutare e girare  i tacchi. Ma la curiosità era tanta che, alla fine, anche senza “Godot”, ascoltare ne è valsa la pena.  Più che altro per avere alcune conferme. E non a caso, saletta dell”Hotel “Alla Giudecca” colma. Brava Costanza Castello (Forza Italia). Anche se il protagonista del pomeriggio culturale, Totò Cuffaro, è stato costretto a fare repentinamente dietro front sulla Catania-Palermo e far ritorno a casa dalla moglie che avrebbe accusato un leggero malessere. Nulla di grave, ma il Presidente dei Siciliani ha dovuto fare una scelta e ancora una volta ha deciso per la famiglia. Già, perchè in passato ci sono state scelte molto, ma molto più dolorose fatte sempre in nome della famiglia.

Certo, l’assenza di Cuffaro è pesata, e non poco. La presentazione del suo libro è proseguita lo stesso, ovviamente, con la prefazione prima e il dibattito dopo dei relatori chiamati al tavolo dalla Castello nelle vesti di moderatrice. Al suo fianco, il suo “maestro”, il senatore di FI Salvo Fleres, già garante dei diritti dei carcerati, in qualità di giornalista e opinionista. Si dirà. Naturalmente, l’autore del libro (“Cuffaro, tutta un’altra storia”) il giornalista romano Simone Nastasi già noto per il “Caso Speziale, cronaca di un errore giudiziario”  altro caso, guarda caso, tutto siciliano, e l’editore Salvo Bonfirraro. Anche lui non è stato risparmiato, insieme a Nastasi, da alcune accuse per aver tentato di riabilitare Cuffaro.
L’autore dice subito, a scanso di equivoci: “Io non sono mai stato un cuffariano ma ho le mie idee e me le tengo”. Più tardi lo stesso farà outing confessando apertamente la sua simpatia per il centrodestra. Abbastanza prevedibile. L’imparzialità? “Essermi limitato soltanto alla lettura attenta di 5000 pagine degli atti processuali e non aver mai espresso giudizi personali – dichiara da buon cronista di giudiziaria – , l’unico intento è stato nel tempo di approfondire un processo solo da un punto di vista giornalistico. Era un fatto che andava raccontato a voi siciliani!”.

Già, perchè a raccontare il fatto Cuffaro ci ha pensato proprio un giornalista non siciliano? Cosa avrebbe incuriosito Nastasi ad andare avanti? Probabilmente la dignità di Cuffaro nell’affrontare la sua situazione. Effettivamente, un fatto atipico tra i politici della sua stazza, sia regionale che nazionali, che non accettano mai sentenze, giudizi, preferisco piuttosto trincerarsi dietro il loro titolo. Deputato, ministro. “Ebbene, tutto questo Cuffaro non l’ha fatto – dice Nastasi – ha affrontato con dignità la sua pesante condanna. In questo libro accendo un focus sulla presunta mafiosità di Cuffaro, pur in assenza di una intercettazione esaustiva. Cosi come si evincerà nelle 5000 pagine processuali e di quell’ormai famoso perito Genchi incaricato di far luce su quella intercettazione poco chiara, dopo aver ascoltato altri quattro tecnici, dell’incontro con l’imprenditore Aiello, altra figura controversa. Insomma, un processo controverso di cui ancora è stato detto poco, si seguita piuttosto a parlare di cannoli, della sceneggiata di Cuffaro giovane con Falcone da Costanzo. Io ho tentato di raccontare il processo in maniera più agevole intervistando anche gli altri protagonisti coinvolti da cui è scaturita, vi assicuro, tutta un’altra storia!”.

Cuffaro al telefono

Cuffaro al telefono

“Un libro che, dopo averlo letto, fa venire la voglia di andar via dall’Italia dove non viene garantita la giustizia”. L’esclamazione di Fleres viene interrotta dalla voce di Totò Cuffaro amplificata in sala dal microfono. L’ex presidente è al telefono e chiede scusa: “Lo faccio anche con l’autore Nastasi che ha avuto la bontà di leggersi 5000 pagine processuali, ma sono costretto a tornare indietro per motivi familiari. La vita mi riserva anche queste sorprese, ma il buon Dio mi aiuterà insieme al conforto di tante persone che mi hanno voluto bene e che mi ripaga dal dolore di questi ultimi cinque anni. Ritornerò presto a Siracusa per riabbracciarvi tutti, uno per uno”. E non c’è dubbio che Totò “vasa vasa” lo farà. Del resto, anche da queste parti era molto amato.

12380594_10206982191847362_2011560516_n

posa della prima pietra della Marina di Archimede

L’ultima sua scena, lo ritrae al porto di Siracusa, alla posa della prima pietra della Marina di Archimede, ancora oggi grande incompiuta, insieme all’imprenditore Francesco Caltagirone, a l’allora presidente della Provincia, Bruno Marziano,  e al sindaco di quel tempo, Titti Bufardeci. Era il 2007. In quella precisa occasione, il Presidente dei Siciliani, rispose in altro modo alle sollecitazioni di una giornalista siracusana: “Cosa devo dirti, figlia mia? Prega la Madonnina per me”.  Qualche ora dopo, quella giornalista lo fece. Andò al Santuario dove lacrimò la Madonna, da sempre amatissima da Totò e da Papa Wojtila. Quella giornalista non era “cuffariana” eppure lo fece. Lo fece per la Sicilia, per il Presidente dei Siciliani. Ignara del perchè di quelle preghiere. Poi, però, i fatti noti di cronaca.

Fleres riprende laddove aveva interrotto: “Nastasi non ha fatto altro che quello che avrebbero dovuto fare i magistrati, leggere le carte. Se solo avessero voluto, sarebbero arrivati alle stesse conclusioni. E invece, ecco che la giustizia in Italia si trova in forte crisi. E ciò perché non riesce a resistere a una forte disgregazione istituzionale. E’ stata svenduta l’autorevolezza di quei principi di bilanciamento tra potere esecutivo e giudiziario, quest’ultimo riesce oggi ad autogiudicarsi ed autoassolversi”. Ed ecco il teorema: se Napoli è “pizza e mandolino”, in Sicilia è mafia”. E’ possibile ribaltarlo? Pertanto, è possibile che nessuno abbia mai rilevato la poca attendibilità dell’expertice del tecnico incaricato a decifrare la famosa intercettazione?
“Una intercettazione – aggiunge un elemento in più Nastasi – trovata in un altro processo, non di Cuffaro, bensì parallelo. Ma la magistratura ha come spacchettato i processi spiazzando così i collegi difensivi, e nel processo del dott. Miceli ecco che salta fuori l’intercettazione di Cuffaro e la fragilità dell’interpretazione del perito, il secondo, che si contraddice quando afferma, per giunta, di non essere un esperto!”. Ma ci sarà mai una corte dei conti che richiami il magistrato che ha nominato un esperto… poco esperto?

E’ uno dei tanti vulnus che lascia basiti leggendo “l’altra storia”. Stessa dose di coraggio dell’autore, l’ha avuta anche l’editore, Salvo Bonfirraro, che non è certamente nuovo a questo tipo di imprese da grande ribaltone mediatico. Anche lui, dice, è stato attaccato da certa stampa per aver cavalcato l’onda mediatica del caso Cuffaro. “Noi cerchiamo di dare una informazione quanto più possibile trasparente – ribadisce l’editore ennese – mediante una lettura attenta delle carte processuali che i magistrati non risulti abbiano fatto o voluto fare. Sono stato da sempre dalla parte della giustizia e fautore del detto che la legge è uguale per tutti. E un’altro chiarimento. Nastasi è andato in carcere a trovare Cuffaro per approfondire il caso giornalistico, non l’aveva mai incontrato prima. Ne esce fuori un libro che fa davvero accapponare la pelle. Cosi come quel caso Scardella (l’uomo “suicidato dalla giustizia”) per il quale nessuno ha mai gridato allo scandalo!”.
Sono passati tanti anni da Totò “vasa vasa” e i cannoli. Adesso Cuffaro si è spogliato della sua veste di “ipocrisia istituzionale, politica” e dagli aspetti giudiziari e processuali. Totò è un altro uomo adesso. Che non ha più a che fare con le quattro verità “fleresiane”. O forse, si, con una, almeno, si. La prima: la verità reale, che conoscono solo i protagonisti al netto, però, della propria intenzione; la seconda, quella mediatica, che nessuno di noi conosce e che è unilaterale, piegata alle esigenze delle indagini giudiziarie. La terza: quella condizionata da opinion leader nazionali. La quarta: la verità storica, la conoscenza dei fatti.

E in una di queste quattro verità dovrà fare i conti anche lo stesso Fleres, indagato insieme ad altri personaggi politici, e non, che andavano a recar visita al Presidente in carcere. Secondo gli inquirenti, Cuffaro avrebbe consegnato loro gli “ordini”. Il reato contestato, soltanto dopo, sarà invece “falsa attestazione”, ossia secondo gli investigatori Fleres&altri avrebbero dichiarato che le persone che li accompagnavano in carcere erano loro collaboratori. Secondo l’accusa sarebbe falso. “Ma a questo punto, anche l’agente penitenziario sempre presente agli incontri doveva essere iscritto nell’elenco degli indagati” – sbotta Nastasi – a me, personalmente, mi si vietava di parlare con Cuffaro del processo che lo riguardava! Dimenticando che ero un giornalista!”.

IMG_0197

La sala della Giudecca alla fine si “riempirà” di parole e luoghi comuni che potevano essere benissimo bypassati. “Toghe rosse”, ovvietà e pressioni di massa, quasi ad effetto domino. A causa delle quali tutti scopriremo, in fondo in fondo, di essere un po’ dei Totò Cuffaro, chi per un verso chi per un altro, tutti indagati, sospettati, pressati, condizionati, vittime di una forza occulta che giustizia prima ancora di giudicare. Perchè una cosa è essere indagati, altra è essere colpevoli. E la frase ricorrente, pressante, sarà: “Ma tu, con Cuffaro, che c’entri?” (se le è sentito dire, per esempio, la Castello). E dopo questo ennesimo luogo comune, sul solito refrein tesi-antitesi-sintesi, ilbravogiornalistadevesemprsentireleduecampane e lezioni di deontologie varie ecco scoccare, inevitabile, l’ora dell’addio. Addio Italia. Addio povera Sicilia. Il libro va a ruba. C’è ancora sete di verità e giustizia. E per chi volesse “vasare” Totò potra farlo il 2 aprile a Catania.

GUARDA L’INTERO EVENTO

[embed_video id=77464]

Please follow and like us:
error0
fb-share-icon20
Tweet 20
fb-share-icon20

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com