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Siracusa| DDA di Catania mette le mani sul clan Borgata

7 Dicembre 2016 | by Redazione Webmarte
Siracusa| DDA di Catania mette le mani sul clan Borgata
Cronaca
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Nove arresti, una madre che “comanda” al posto del figlio in carcere, e nessuna denuncia dei commercianti taglieggiati per estorsione in più di dieci anni. Tangenti da 300 euro in su.

Su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Catania, stamattina, gli agenti della Squadra Mobile di Siracusa hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P presso il Tribunale di Catania.

L’ordinanza riguarda nove persone ritenute responsabili, a vario titolo, di avere fatto parte dell’associazione mafiosa denominata “Borgata”, operante in Siracusa.

Il G.I.P. ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di: Danilo Greco, nato a Siracusa il 21.05.1986; Vincenzo Scalzo nato a Siracusa il 7.10.1985; Massimo Schiavone nato a Siracusa il 7.04.1974; Massimiliano Fazio nato a Siracusa l’11.09.1984; Attilio Scattamaglia nato a Siracusa il 28.03.1984; Salvatore Tartaglia nato a Siracusa il 2.12.1987; Massimo Guarino nato a Siracusa il 17.09.1985; Sebastiano Barbera nato a Siracusa il 27.03.1966. Con il medesimo provvedimento il G.I.P. ha, inoltre, disposto l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Rita Attardo nata a Siracusa il 7.08.1966.

Le indagini, dirette dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania, si sono sviluppate attraverso attività di intercettazione telefonica ed ambientale, oltre che attività di appostamento e pedinamento nonché perquisizioni e sequestri. I relativi esiti si sono ulteriormente arricchiti grazie al contributo dei collaboratori di giustizia Giuseppe Curcio, all’epoca promotore ed organizzatore di quel gruppo, Carmela Scuto e Luca Sipala.

L’attività investigativa ha disvelato l’evoluzione del gruppo della “Borgata”, che nel corso degli anni si era affrancato dal clan mafioso Bottaro-Attanasio ed aveva iniziato ad operare in piena autonomia nell’omonimo quartiere aretuseo.

Finalità del sodalizio era sia quella di imporre il pagamento del “pizzo” ai commercianti i cui esercizi ricadevano nella zona di influenza, sia il reinvestimento dei proventi illeciti nel traffico delle sostanze stupefacenti ovvero in attività commerciali lecite.

Le attività delittuose erano gestite prevalentemente dallo Scalzo e, dopo la sua scarcerazione, da Schiavone. Nel corso delle attività investigativa è emersa, altresì, la figura di Rita Attardo, il cui compito era quello di recapitare agli affiliati in stato di libertà disposizioni scritte e verbali dei propri figli detenuti. Sebastiano Barbera è, altresì, destinatario della misura cautelare della custodia in carcere, per avere dapprima preso parte e poi diretto ed organizzato l’associazione di tipo mafioso denominata clan Bottaro-Attanasio.

Nel corso delle indagini sono emersi diversi episodi estorsivi, molti dei quali non denunciati dalle vittime, contestati a Scalzo, Fazio, Greco e Tartaglia.

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