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Siracusa| Detenuto aggredisce agente a Cavadonna

26 Febbraio 2018 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Detenuto aggredisce agente a Cavadonna
Cronaca
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Ancora violenza in carcere. Questa volta a farne le spese è un poliziotto penitenziario, aggredito da un detenuto nel Reparto Media Sicurezza. Solidarietà del SAPPE.

“Piena e incondizionato solidarietà al poliziotto penitenziario contuso e ferito” la rivolgono Donato Capece e Lillo Navarra, rispettivamente Segretario Generale Segretario Nazionale per la Sicilia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. “La situazione nelle carceri della Sicilia, dove oggi sono detenute citrca 6.400 persone rispetto ai circa 6.000 posti letto è sempre tesa ed allarmante”, denunciano.

“I numeri riferiti agli eventi critici avvenuti nelle celle delle carceri siciliane nell’interno anno 2017 sono inquietanti: 620 atti di autolesionismo, 119 tentati suicidi, 664 colluttazioni e 75 ferimenti. Tre sono stati i suicidi di detenuti e tre le morti in carcere per cause naturali. Le evasioni sono tate 8 da istituti penitenziari e 12 a seguito della concessione di permesso premio, semilibertà e lavoro all’esterno. E la cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria”.

Il SAPPE sottolinea che “proprio nel carcere di Siracusa si sono contati il più alto numero di atti di autolesionismo, 106, mentre è a Messina (19), che si è contato il maggior numero di tentati suicidi sventati in tempo dagli uomini della Polizia Penitenziaria. Quello di Pagliarelli a Palermo è il penitenziario che ha anche il record regionale di colluttazioni (149) e ferimenti (14)”.

Per il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria “lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti – lavorare, studiare, essere impegnati in una qualsiasi attività – è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti”. E la proposta è proprio quella di “sospendere la vigilanza dinamica”: sono infatti state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili”.

Capece e Navarra tornano a sottolineare l’alto dato di affollamento delle prigioni italiane: “Oggi abbiamo in cella 58.087 detenuti per circa 45mila posti letto: 55.646 sono gli uomini, 2.441 le donne. Gli stranieri sono il 35% dei ristretti, ossia 19.818. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento.

Un esempio su tutti: negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 18mila tentati suicidi ed impedito che quasi 133mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”.

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