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Siracusa| Di Maio: “Attenti, la mafia ha il colletto bianco”

11 Febbraio 2017 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Di Maio: “Attenti, la mafia ha il colletto bianco”
Politica
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Il vice presidente della Camera in tour a Rosolini ed Avola per parlare di legalità. Tappa a Siracusa per denunciare la presenza della mafia nell’apparato burocratico: “Non basta tagliare la testa alla politica mafiosa”. La medicina Di Maio contro l’illegalità: “Reddito di cittadinanza e banca pubblica”.

Il vice presidente della Camera Luigi Di Maio torna nel giro di pochi giorni in provincia di Siracusa, stavolta per parlare di legalità e sicurezza in un territorio devastato dalla recrudescenza criminale. Dalle intimidazioni ai commercianti di Rosolini, alle minacce alle istituzioni ad Avola, a Siracusa, il comune più inquisito d’Italia. Queste le tappe toccate da Di Maio nel suo tour accompagnato dai deputati siracusani Maria Marzano e Stefano Zito.  Ma con loro anche Giulia Sarti, componente della Commissione d’Inchiesta sulle mafie; Francesco D’Uva, componente Commissione di inchiesta sulle mafie alla Camera dei deputati; la deputata Maria Marzana e Stefano Zito, componente della Commissione di inchiesta sulla mafia all’ARS. Di Maio è stata la “ciliegina sulla torta” , la chiosa ai vari interventi (almeno tre ore di dibattito nel salone gremito del Corbino) articolati dai parlamentari cosi come dai cittadini comuni. Accorato l’appello dei lavoratori della formazione siciliana, commovente la testimonianza di un imprenditore minacciato di morte a Rosolini. Il punto su sicurezza e legalità è stato anticipato dal deputato regionale Stefano Zito che ha parlato di “infiltrazioni mafiose” nelle istituzioni pubbliche. La parola finale a Luigi Di Maio. L’incipit del suo discorso verte sul reddito di cittadinanza che fa rima con banca pubblica d’investimenti. Ma anche con rotazione dei dirigenti comunali e negli enti pubblici. “Sino ad allora è inutile parlare di lotta alle mafie – esclama il vice presidente della Camera – sino a quando le organizzazioni politiche che hanno utilizzato il nostro Stato come bancomat. La criminalità organizzata è chi gioca in borsa e chi porta i suoi investimenti nella city londinese. Se i capitali mafiosi vanno all’estero e fanno investimenti in grandi edifici e ristoranti, cosa reprimiamo più? Se diamo possibilità di riciclare soldi sporchi nei circuiti internazionali? Chi gliela ha dato la possibilità? Sempre lo Stato, facendo circolare danaro sporco nelle grandi opere inutili. Camorra e mafia riciclano sempre in queste grandi incompiute: fare opere per far girare i soldi, questa la filosofia dello Stato. Se lo debellano, il voto di scambio come lo fanno più? La legge non funziona? Viene sabotata ogni volta che viene scritta in Parlamento. L’avevamo chiamata “voto di scambio-416 ter”. Ma misero dentro un avverbio “consapevolmente” e sabotarono tutta le legge. Chi? Ma tutta quella parte di Parlamento che ha paura di andare in galera. L’unico modo per cambiare è chiedere nuove elezioni, ma non per mandare tutti a casa ma perche ci sia una vera maggioranza che faccia meno leggi e verificare quelle create già in questi anni e che non si capiscono più! Finchè le banche pagheranno le campagne elettorali ai partiti politici, di banche pubbliche non ne sentiremo mai parlare. Al contrario di Spagna, Francia e Germania.  In Inghilterra, paese liberale e avanzato, un disoccupato viene aiutato dallo Stato, che ti ri-forma e ti ri-immette nel mercato del lavoro. Anche a 50 anni. Cosa faremo appena insediati? Assegneremo i 17 miliardi di euro, che il PD sta destinando al risanamento delle banche private, al reddito di cittadinanza!”. Il deputato regionale cinquestelle Stefano Zito ha tratteggiato la situazione delicata dei comuni più inquisiti di Italia. “La mafia è stata sempre identificata nella politica ma non è avulso l’apparato burocratico. Quanti casi s registrano di funzionari pubblici che minacciano la gente più del politico? Perche è più facile corrompere. Qualcuno diceva che la mafia è un fatto umano e come fatto umano ha un inizio e una fine. Ma c‘è un seguito di questa frase spesso sottaciuta: piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno cosi serio e grande che si può vincere impegnando tutte le forze migliori delle istituzioni. E’ in questa seconda parte della frase che c’è tutto il senso di un paese civile, dove regna la meritocrazia e gente che non si svende e non si china per mantenere il posto apicale e che sa dire di NO. Perché i No vanno detti cosi come i Si per costruire un paese migliore. L’altro punto da cui ripartire è l’impegno sociale. Bisogna avere il coraggio di scendere in piazza a protestare per un interesse comune”. Carmelo Di Stefano, è stato minacciato di morte per aver denunciato le famose serre illegali all’ingresso della città di Rosolini. “Un lunedì mattina sul mio cofano trovo una testa di agnello mozzata ancora sanguinante con una cartuccia di fucile accanto. Messaggio chiaro di linguaggio mafioso: “Sei un uomo morto!”. Ma in quel momento avevano già ammazzato la serenità di mio figlio di dieci anni che ha trovato, prima di me, la testa mozzata di agnello ancora sanguinante sul cofano. Perche questa azione intimidatoria? Per un mio impegno sociale. A settembre all’ingresso della città nasce un grande impianto di serricultura di 33 ettari. Un vero e proprio sfregio estetico alla città senza una sistemazione urbanistica a regola e che ricade su un’area con vincolo a rischio di assesto idrogeologico. Quando arriva una bomba d’acqua il terreno cambia caratteristica, la superficie diventa impermeabile e la bomba d’acqua si riversa sulla città con danni irreversibili. Nessuno si accorge di un impianto che ha necessitato di due tre mesi di cantiere? Ma nessuno ha visto? Nè i vigili urbani, nè il sindaco si accorgono di quell’ impianto abusivo? Sino a quando scopro che il proprietario di quell’impianto è un consigliere comunale, non uno qualunque, ma che teneva la maggioranza al sindaco. Ecco quando parliamo di mafia,  la illegalità sta dentro le istituzioni. Se un dirigente ai lavori pubblici non si accorge di niente sarà perchè è stato premiato nel suo avanzamento di carriera dalla politica? Cosi come un comandante dei vigili urbano perché probabilmente vincitore di concorso per merito della politica. La mafia in Sicilia la vogliamo noi”. (rosa tomarchio) (foto michele pantano)

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