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Siracusa | Dichiara abilitazione senza possederla. Insegnante condannata a risarcire 67mila euro

23 Gennaio 2023 | by Redazione Webmarte
Siracusa | Dichiara abilitazione senza possederla. Insegnante condannata a risarcire 67mila euro
Cronaca
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Aveva dichiarato in una scuola di possedere il titolo di abilitazione per insegnare matematica che, come poi accertato dall’Ufficio scolastico regionale, non aveva ottenuto visto dal momento che non aveva superato gli scritti era stata bocciata agli orali.

I giudici della Corte dei Conti d’appello presieduti da Giuseppe Aloisio hanno condannato una insegnante di Siracusa a restituire allo Stato 67mila euro per arricchimento doloso in quanto aveva dichiarato di possedere il titolo di abilitazione per insegnare matematica.

“La falsità ideologica dell’autocertificazione prodotta […] è fuori discussione – si legge nella sentenza – atteso che la mancanza del titolo abilitativo è stata accertata dall’Ufficio scolastico regionale, rilevata dal pubblico ministero penale, nonostante la richiesta di archiviazione, nonché riconosciuta dalla stessa […] che, come si legge nella sentenza di primo grado, ha ammesso di non aver mai superato la prova orale del concorso per l’abilitazione”.

Secondo i giudici della Corte dei Conti la sentenza va riconfermata perché “l’elemento psicologico del dolo deve ravvisarsi nella cosciente e voluta predisposizione ed utilizzazione di autodichiarazioni attestanti una circostanza falsa”, mentre appare inverosimile l’affermazione dell’appellante secondo la quale “molti esponenti di piccoli sindacati si recavano nelle scuole private offrendosi di realizzare la compilazione della modulistica a fronte del versamento di una quota d’adesione sindacale.

Così, la professoressa […] ha visto la propria domanda compilata da terzi e l’ha unicamente sottoscritta, seppur con leggerezza”. Secondo i giudici la compilazione della domanda fatta con “leggerezza”non ha nulla a che a fare “con le formalità successive ed è impensabile che tutti questi passaggi – sostengono i giudici – siano stati messi in atto senza piena consapevolezza e volontarietà da parte dell’insegnante.

A ciò si aggiunga – concludono – che alcune informazioni dettagliate contenute dall’istanza di inserimento in graduatoria non potevano essere conosciute da un non meglio identificato compilatore diverso dalla diretta interessata”

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