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Siracusa| E’ morto Don Pippo, ora è omicidio!

16 Dicembre 2016 | by Redazione Webmarte
Siracusa| E’ morto Don Pippo, ora è omicidio!
Cronaca
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Si è spento per un arresto cardiocircolatorio l’anziano dato alle fiamme due mesi fa nella sua abitazione di via Servi Di Maria da un gruppo di bulli rimasti nell’oblio. Il quartiere per due volte scioccato. La Mesa: “Non è giusto morire atrocemente perché si è disabili o indifesi”. Una preghiera collettiva per ricordarlo e tornare a credere nello Stato.

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La notizia risale a due giorni fa, ma soltanto oggi è stata diffusa anche dalla rabbia dei social. Giuseppe Scarso è morto. Don Pippo, l’anziano aggredito e dato alle fiamme da un gruppi di vandali e bulli (forse omicidi?) si è spento nell’ospedale Cannizzaro dove era stato ricoverato dal giorno dell’aggressione subita in casa da chi ancora non ha un volto e un nome. 80 anni, residente nella sua casetta di via Servi di Maria, don Pippo viene assalito da un drappello di giovani, quasi una missione punitiva nei suoi confronti, dopo mesi di liti, ingiurie e minacce di vendetta. Non è stato uno scherzo da ragazzi, nemmeno la solita bravata.

I malviventi hanno cosparso l’uomo di benzina e gli hanno dato a fuoco. Subito gravi le condizioni di Don Pippo, ustioni per metà del suo corpo e tanta sofferenza in due mesi di degenza a Catania. Due giorni fa il suo cuore si è fermato. Arresto cardiocircolatorio. Probabile conseguenza del suo stato di salute molto provato.

Nessuna traccia, intanto, dei responsabili che restano impuniti. Doppiamente sconvolto dalla notizia il quartiere Grottasanta. “Resto senza parole – esclama la presidente di circoscrizione Pamela La Mesa –  Don Pippo non meritava questa morte atroce per mano di criminali, tutto il consiglio di quartiere, i residenti, provano grande indignazione per quanto accaduto. Per tanti giorni, dalla brutta notizia dell’aggressione, in questo quartiere è regnata la paura, il timore degli anziani di essere preda della baby gang. Molti sono venuti in circoscrizione a chiedere sicurezza.

E’ stato il questore Cageggi a tranquillizzarci, promettendo che lo Stato non ci avrebbe abbandonati, che il quartiere sarebbe stato sempre super controllato, specie le parrocchie, i centro anziani, persino i posti più appartati dell’estrema periferia. Ringrazio per averci dato sicurezza anche il capo della mobile, Rosalba Stramandino, per non farci sentire soli”. Per Don Pippo si preannuncia un grande momento di preghiera proprio come avvenne il giorno dopo della sua aggressione. “Fu un momento di grande riflessione per tutti, insieme a padre Felice – racconta La Mesa – dalla abitazione di Don Pippo partì il messaggio di speranza e di fiducia per un intero quartiere, la nostra preghiera arrivò ovviamente sino al Cannizzaro a Catania per tentare di dare sollievo a Don Pippo che soffriva. Lui oggi ci lascia una memorabile lezione di vita: dobbiamo essere più uniti, gli uni con gli altri, vicini ai valori cristiani, avere rispetto verso chi non conosciamo. Non chiudere le porte. Don Pippo sarà degnamente ricordato dai suoi vicini di quartiere, dalla parrocchia, dalle associazioni: non è giusto che nella sua avanzata età abbia dovuto soffrire per un atto criminale dopo anni di mortificazione da parte di bulli per la sua disabilità”.

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