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Siracusa | Filofollia. La vita agra di Luciano Bianciardi

5 Ottobre 2022 | by Caterina Italia
Siracusa | Filofollia.  La vita agra di Luciano Bianciardi
Cultura
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Non fermarsi alle prime pagine: l’inizio del libro, a mio parere, non dà merito all’intero romanzo. Ma superati i primi capitoli, la trama cambia ritmo e linguaggio e ti trasporta nella Milano dei primi anni ’60 con le sue promesse di riscatto e le sue amarezze.

Il protagonista narrante è profondamente arrabbiato per un incidente che ha colpito a morte più di quaranta minatori, un incidente sul lavoro assolutamente evitabile, causato dalla negligenza di chi ha il potere e il profitto. Il riferimento storico è alla catastrofe della miniera di Ribolla del 1954, in cui morirono quarantatré lavoratori. La sua rabbia, la sua sete di giustizia, lo spingono a lasciare il suo paese e la sua famiglia, per trasferirsi al Nord Italia con l’obiettivo di vendicare la morte degli operai, di far saltar in aria la sede degli uffici della direzione delle miniere, detta il Torracchione, che si trova appunto a Milano. Giunto lì, però, il protagonista deve fare i conti con la vita agra, con le difficoltà del mondo del lavoro, con le spese del suo mantenimento e di quello della moglie e del figlio che sono rimasti in Toscana. In questo contesto cittadino ricco di opportunità date dal boom economico, ma impossibili da cogliere per chi vive a stento del suo lavoro, il protagonista inizia a scontrarsi con una realtà diversa da quella immaginata e dopo l’incontro con la verve dialettica della vedova Viganò, comprende che il suo gesto di ribellione contro il Torracchione sarebbe stato puramente opportunistico, perché avrebbe risposto ad un bisogno individuale.

E che la vera lotta è collettiva, di tanti che si uniscono per un obiettivo comune di benessere sociale. L’incontro con Anna, che diventerà la sua compagna e anche la sua collega, segnerà il punto di svolta; la donna eserciterà su di lui un profondo potere trasformativo: gli permetterà di sopravvivere a Milano, di galleggiare in un sistema ostile ma, di contro, la sua influenza instillerà nel protagonista un moto di rinuncia ai grandi ideali e alle grandi battaglie e a desiderare, anche solo inconsciamente, la tranquillità di una vita borghese. Di questo libro si apprezza il carattere innovativo perché contiene in nuce molti dei temi che caratterizzeranno il Sessantotto italiano: l’autore ne anticipa il desiderio di distruggere il sistema votato al profitto e lo fa con un linguaggio finemente sarcastico, critico, sprezzante e senza freni. Il suo carattere premonitore ha fatto sì che quando Luciano Bianciardi lo pubblicò, nel 1962, parte del pubblico lo accolse in maniera tiepida, probabilmente perché non era pronto a recepirne il messaggio profondamente rivoluzionario.

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