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Siracusa| Fiom-Fillea-Filcams, dichiarazione congiunta sulla zona industriale

Siracusa| Fiom-Fillea-Filcams, dichiarazione congiunta sulla zona industriale
Sindacale
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Tutti tendono la manina al presidente di Confindustria di Siracusa, ma ancora una volta ci fermiamo agli annunci che nascondono la mancanza della volontà di affrontare il vero nodo della vicenda che poi si manifesta in tutta la sua crudezza nella questione appalti, l’indicatore  della emergenza sociale che rischia di far saltare le fondamentali regole di convivenza e coesione sociale.

Bene ha fatto il nostro segretario generale confederale, Roberto Alosi, ad invitare Confindustria ad essere meno fumosa e più netta. Risolvere le contraddizioni significa anche capire da Confindstria se anch’essa (come il Prefetto) risponda a bandiere straniere o al territorio siracusano. – hanno dichiarato Antonio Recano, segretario generale FIOM-CGIL Siracusa, Alessandro Vasquez segretario generale FILCAMS-CGIL Siracusa e Salvo Carnevale, segretario generale FILLEA-CGIL Siracusa – Nel frattempo il polo petrolchimico sta pagando drammaticamente i risultati di un processo di destrutturazione lenta ed inesorabile(dismissioni, cessioni, fusioni), con la complicità della totale incapacità della politica(che giustamente si tiene a debita distanza dal problema salvo quando c’è da spartire qualche posto di lavoro) che ha generato senza ombra di dubbio evidenti danni ambientali, precarietà, incertezza e quindi tensione sociale. Oggi i lavoratori pagano, in una inaccettabile condizione di precarietà, quella pratica del massimo ribasso che la dirigenza ISAB-LUKOIL dice di non conoscere(vedi dichiarazione di giovedi apparsa sulla stampa). Qui siamo veramente alla sindrome bipolare. Da un lato vi sono le aziende dell’indotto che manifestano-ad ogni cambio appalto-un crescente disagio per le “richieste di sconto” avanzate dalla committente e, dall’altro, ISAB-LUKOIL che dichiara ad oggi che “nessuna costrizione o compressione è esercitata sulle risorse economiche sulle risorse da impiegare, sul numero di persone da impiegare”.

Qualcuno sta mentendo spudoratamente e qui viviamo questa contraddizione come un tritacarne(trovandoci in mezzo a due rappresentazioni aziendali così distoniche) che è lo spaccato di un sistema drogato che nella realtà si misura con dumping salariale, sfruttamento, mancanza di sicurezza e illegalità (leggasi dichiarazione Pontisol apparsa giovedi sui giornali a proposito dei metodi ‘super trasparenti’ applicati dalle committenti). A nostro avviso la missione di Confindustria dovrebbe essere quella  di “ non tollerare ”, eventuali distorsioni nel sistema degli appalti; di provare a rappresentare tutte le aziende, comprese quelle dell’indotto; di abbattere il muro di silenzio che ha allontantano lavoratori e cittadini dai temi industriali, spesso costretti  ad una mobilitazione esasperata con la speranza di conquistare un confronto vero su temi come precarietà, sicurezza, legalità e responsabilità sociale d’impresa; temi che sono prerogativa necessaria ad arginare il degrado in cui versa l’area del petrolchimico. Si interroghi, quindi, Confindustria sulle ragioni di un disagio che merita una profonda riflessione ed una discussione anche all’interno del sindacato. Se saremo capaci di generare quelle condizioni di civiltà e dignità necessarie per restituire valore al LAVORO, presupposto indispensabile alla convivenza civile e alla “coesione sociale”, ci saranno le condizioni per riavviare un dialogo.

Si riparta da l’assoluta trasparenza nelle gare d’appalto istituendo procedure che assomiglino al modello pubblico; Abolizione dei massimi ribassi introducendo vincoli invalicabili dal punto di vista contrattuale e soglie di rappresentanza per la firma dei contratti sul modello degli accordi interconfederali; Patentino di valutazione storico per le imprese dell’indotto, al fine di migliorare la qualità imprenditoriale; Obbligo mensile di verifica delle condizioni di lavoro da parte di Spresal e ITL nell’indotto. Per arrivare a tutto questo occorre, in questa fase, stemperare il clima creando la condizione per prorogare tutti i contratti evitando dei cambi d’appalto. Non si stempera il clima solo con i buoni propositi: ci vogliono fatti. Riteniamo questo il modo per far riemergere la fiducia tra i lavoratori. Occorre avere il coraggio e la responsabilità di non difendere solo gli interessi industriali ma essere protagonisti di una stagione di effettivo sviluppo sociale ed economico complessivo per il bene di tutto il territorio. Se vogliamo correre uniti si riparta da questo. E questo servirà a creare le condizioni per imporre-insieme-nell’agenda di governo un modello industriale che guardi al futuro chiedendo risorse per rendere moderni ed ecologicamente sostenibili gli impianti. Vinceremmo una sfida storica per lavoratori e cittadini. In assenza di tutto questo forse è meglio, citando il sindaco di Riace Mimmo Lucano “ avere anche il coraggio di restare soli ”  convinti di aver operato una scelta di parte , quella di essere sempre dalla parte dei lavoratori.

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