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Siracusa| Giovani assassini, “creature mostruose” assediate nelle periferie

24 Gennaio 2017 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Giovani assassini, “creature mostruose” assediate nelle periferie
Attualità
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Dalla morte di Don Pippo al caso nazionale Maso. Il libro di Elio Tocco “Fiabazione, l’essere, il tempo” sollecita il ritorno della parola narrata, alla fiaba portatrice di speranza in una società di vacuità dei valori: “Abbiamo creato delle periferie mostruose in cui noi tutti siamo rimasti assediati”.

MED MODA 300x250“Fiabazione, l’essere, il tempo”. Tre elementi fondanti che danno il titolo al nuovo libro di Elio Tocco presentato all’associazione Il Cerchio in via Arsenale con un pubblico interessato all’argomento educativo. Docenti e ex studenti dello stesso Tocco hanno assistito al tratteggio di uno spaccato quotidiano, tremendamente attuale, che pone l’interrogativo a chi è genitore, agli operatori della formazione e dell’educazione specie in età pre-adolescenziale: l’importanza della parola, della narrazione, del racconto. Verbale, non scritto, tramandato, alla maniera delle nostre nonne. Ed ecco la fiaba, primo modello di comunicazione con i bambini, un rito che sembra oramai perdersi nell’era digitale ed tecnologica del cyber e dei social. Tre elementi: la fiabazione, l’importanza del racconto parlato, l’essere ossia la solidificazione dell’immaginario infantile, ed il tempo ovvero il segmento lungo cui si svolge la storia. “Un manuale di istruzioni per l’uso” che Elio Tocco ha sperimentato da figlio, da nipote (lo zio era solito raccontare ad Elio bambino storie fantastiche, protagonista ricorrente “una meravigliosa balena”) e da padre quando rispolvera la stessa balena proseguendo la saga “inventata” a braccio dallo zio. La fiaba quale poderoso strumento educativo e di memoria da cui ripartire in un momento storico in cui la cronaca nera ci rimanda a modelli di bullismo (bravate?) che spesso degenerano in atti di violenza inauditi, criminali, sforando nel fenomeno dilagante delle baby gang a cui sono legati omicidi efferati. Come quello di don Pippo, l’anziano di Grottasanta dato alle fiamme da “creature mostruose” – cosi definisce i responsabili dell’omicidio di Giuseppe Scarso lo stesso Tocco – una vicenda triste che rientra nella casistica della criminalità giovanile che “affoga nella vacuità dei valori”. O come il caso nazionale di Tommaso Maso, reo confesso di uno dei più clamorosi casi di omicidio a sfondo familiare della cronaca italiana, aiutato da tre amici, il 17 aprile 1991 nella sua casa di Montecchia di Crosara uccise entrambi i suoi genitori. O come il recentissimo dramma che ha scosso tutta l’Italia, Riccardo, sedici anni, che decide di massacrare a colpi d’ascia i propri genitori assieme all’amico Manuel. “Giovani che non si sono resi conto, probabilmente, di cosa hanno fatto – esclama Tocco  – ma non per questo li giustifico, dico solo che quello che hanno dentro è uguale a ciò che hanno dentro tanti altri loro coetanei”. A chi dare la responsabilità di questi gesti imprevisti? “Siamo tutti colpevoli – avvisa lo scrittore, filosofo – abbiamo creato delle periferie mostruose dove noi tutti siamo rimasti assediati. E’ cambiata la natura epistemologica della psiche dell’omicida. Tutto parte, a volte, da un “no” non detto dal genitore al figlio, un “no” vero, deciso definitivo”. Il libro è un orientarsi che aiuta a non perdere ciò che abbiamo già tra le mani, utilizzando lo strumento educativo umile della fiaba, portatrice sana di speranza. “Anche se, spesso, nella favola è presente il male – avverte Tocco – ed è giustificato che ci sia altrimenti con la realtà non farai mai conti”. L’importanza della trasmissione corale dei valori, da padre in figlio, diventa motore fondante per la formazione educativa del giovane che in quel momento si nutre dell’esperienza dei più grandi. Maieutica? Il riferimento a Platone è presto fatto. Il Demiurgo: la parola è fondante nella narrazione verbale come la parola è “salvifica” nella psicoanalisi. D’accordo con Tocco la psicoterapeuta Gestalt Margherita Spagnuolo Lobb che ha curato la prefazione del libro: “la vita è come la navigazione, ma come faccio a navigare se non curo la mia barca? “Stiamo partorendo intere generazioni di mostri – afferma lo scrittore/docente – vero è che non siamo tutti uguali, ma tutti ugualmente a rischio. Cosa ne penso dei social, del loro uso e abuso? Dei megafoni formidabili, è la qualità di chi li adopera che va corretta. La causa scatenante? Lo spreco del tempo a discapito della parola verbale capace di superare qualsiasi frustrazione sin dall’infanzia. Un invito a guardare il mondo con occhi diversi attraverso la fiabazione che veicola i valori, ma anche i drammi di una comunità sociale, incarnandosi nel rapporto unico che esiste tra chi narra e chi ascolta. Ascoltare la voce matura del filosofo che invita alla riflessione, al confronto, con la finalità di aiutarci a pensare. (rosa tomarchio)

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