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Siracusa| Il FAI inaugura il museo “en plein air “

Siracusa| Il FAI inaugura il museo “en plein air “
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Grande successo alle giornate di Primavera del FAI tra ipogei della Giudecca e il giardino storico di Villa Landolina: Il grande cuore del mecenate, il cimitero eterodosso, il secondo in Italia dopo Firenze, e la monumentalità di cipressi ed ulivi in mezzora di storia siracusana. Ingresso gratuito.

17571102_10210056701788189_1377115972_oPiù di 1000 persone (aggiornamento dati alle 14 di ieri) in due giorni hanno partecipato alle Giornate FAI di Primavera, molti i giovani e un buon numero di tessere di nuovi soci del Fondo Ambientale Italiano.  Due le mete quest’anno. Visita in contemporanea del museo en plein air all’interno del Museo archeologico “Paolo Orsi” (praticament il giardino storico della Villa ottocentesca del Cavaliere Saverio Landolina Nava) e degli ipogei della Giudecca, vecchie cisterne greche collegate tra loro e nella seconda guerra mondiale utilizzate come ricoveri antiaerei, si scende giù di ben tre livelli lungo un percorso sotterraneo per poi uscire in Piazza Logoteta dove è ubicata la sede dell’Isisc.

Sabato l’inaugurazione del museo en plein air al parco Landolina con la visita guidata gratuita dei volontari del Fai e con un cicerone d’eccezione, la prof.ssa Lucia Trigilia. Il percorso dura mezzora e si snod lungo un cammino in cui si è completamente immersi nella natura e nella storia, pur essendo nel cuore della città. Un potenziale giardino pubblico che nel quartiere della Neapolis ai confini con Borgata, insieme a quello prospiciente del Santuario, dà la possibilità di essere fruito in futuro anche dai siracusani non solo dai turisti in visita al museo archeologico.

17549119_10210056704548258_830305201_oL’ultima zona del giardino è quella del cimitero eterodosso dove si trovano le tombe dei militari della prima caduta degli americani nel nostro territorio, quando la allora nazione degli Stati Uniti, nel 1806, si trovò ad affrontare al fianco dell’Italia alcune incursioni nel Mediterraneo dove morirono tra i tanti parecchi ufficiali e sottufficiali americani. In questo cimitero eterodosso si trovano le loro sepolture.  Vere e proprie opere d’arte. Ogni anno Lamba Doria onora questi caduti con una cerimonia loro dedicata a cui di recente hanno partecipato anche i Marines i quali hanno dato una grossa mano alla bonifica del parco. Cosi come ogni anno l’ambasciata tedesca continua ad onorare la tomba di Augusto Von Platen , il grande scrittore anche egli seppellito nel parco Landolina.

Lungo il percorso si intravvedono anche le antiche latomie nel tempo riempite per coltivazione.  Col finanziamento europeo è stata realizzata una vasca di irrigazione, (non è stato utilizzato cemento armato ma solo un prato piantato sopra e che in primavera fiorirà) che serve da polmone per tutti i settori del giardino che di notte vengono irrigati. Col clima siciliano sempre più siccitoso la presenza di specie erbacee purtroppo viene messa a rischio, il resto dell’agrumeto, il profumo di zagara nel periodo della fioritura cede il passo a quello che resta delle arance amare e di un vecchio limone ripristinato. Un relitto paesaggistico dell’agrumeto preesistente.

La sepoltura di Von Platen rievoca  la suggestione ripresa da diversi poeti  europei, i cimiteri non c’erano ancora per cui il mecenate Landolina riesce ad avere questo slancio di generosità e dedicare questo parco alle sepolture dei personaggi di cultura e militari. In tutta Italia sono solo due i parchi eterodossi:  Siracusa e Firenze. “Nonostante l’ampliamento di via Von Platen e l’abbattimento di un filare di cipressi secolari, siamo riusciti a mantenere integro il cimitero – dice Trigilia –  che non avrà più l’aperttra e la percezione visiva di una volta, causa per la quale Bernabò Brea in questa battaglia con il Comune fu soccombente”.  Tutto il giardino è stato ripristinato grazie anche alla collaborazione degli studenti impegnati nel progetto “alternanza scuola lavoro” e che si stanno specializzando nella figura del giardiniere. Giovani che dal luglio scorso danno una grossa mano a tenere in ordine il giardino.

L’exploit del parco è senza dubbio la Fontana ornamentale e le facciate della villa adorne di maioliche di Caltagirone e mattonelle colorate intarsiate tipiche dell’ottocento siciliano. Nel 1921  la Regione espropria la proprietà di tutta l’area della villa Landolina, 11 mila metri quadri,  e la parte del giardino storico non verrà mai modificata ma implementata con altre fioriture. “Tutto resterà conservato senza intaccare le origini – spiega Trigilia –  giardino e dimora storica del resto sono beni culturali che vanno mantenuti”.

La costruzione dell’attuale museo archeologico “Paolo Orsi” avviene in un’area depressa dove c’era un agrumeto in fase di abbandono. Gli eredi catanesi, gli  Interlandi Pizzuti, avevano lasciato la proprietà senza molta cura e manutenzione, in seguito si riuscirà ad ottenere questo connubio e rispetto reciproco tra il museo moderno e la villa antica ottocentesca.

Recentemente il polo museale ha ricevuto dei benefici interventi, la direzione dei lavori è stata affidata alla prof.ssa Lucia Trigilia: “Abbiamo lavorato con due progetti nel 2008 e nel 2014 per realizzare il restauro del giardino e la sistematizzazione dei reperti archeologici che si trovavano già presso il museo ma che per la loro dimensione sono stati collocati nel giardino ed oggi riorganizzati lungo un percorso all’aperto di cui è possibile fruire gratuitamente”.

Il museo en plein air è diviso per tema: l’area domestica per la conservazione dei reperti delle macine in pietra per la lavorazione del grano ed i conteniitori anche di olio.  Poi il tema del mare con le ancore antiche delle navi che hanno transitato nel porto siracusano, e più avanti dei reperti di sarcofagi delle catacambe e  le statue dei togati che si trovano sotto il portico all’ingresso del Museo “Paolo Orsi” provenienti dal ginnasio romano.

L’asse principale che portava all’antica villa Landolina incuriosisce per la fontana ornamentale all’interno di un giardino di diletto, tipico di una casa di villeggiatura, adornato con aiuole simmetriche in cui vennero impiantate le specie floreali pù importanti dell’epoca. La parte della botanica del giardino è caratterizzata da ulivi secolari e cipressi. Landolina ,che era regio sovrintendente delle antichità della Sicilia orientale , si ispirò molto alle essenze arboree e arbustive che evocavano il tema della morte.

“Oggi abbiamo mantenuto gli allori che si sono impreziositi di nuove essenze con una particolarità – spiega Trigilia –  come il ficus, che non è secolare, ma cresce benissimo simile a quello vicino alla tomba di Archimede, tutti alberi esotici che dal clima mediterraneo ricevono una potenzialità incredibile. Non secolare ma sicuramente monumentale. I gruppi di cipressi sono la particolarità di questo giardino perchè sono ultracentenari. Nel prato di sottobosco vi sono altre rarità, attorno a queste aiuole definite con formelle di terracotta che  riprendono quelle delle ville storiche della città, come Villa Reimann, cresce l’acanto poi arricchito con un prato di una specie botanica di particolare interesse perchè proveniente dalle cavee iblee tra Palazzolo e Noto, e che venivano riprodotte in serra per poi poterle impiantare nei giardini delle ville di città. (rosa tomarchio)

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