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Siracusa| Il Faust-o di Pirrotta cede al diavolo ma cerca Dio

25 Gennaio 2019 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Il Faust-o di Pirrotta cede al diavolo ma cerca Dio
Spettacolo
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Ora stregone col bastone druidico, ora sacerdote che agita il tirso. Il bastone sulle spalle è anche la Croce, quel pezzo di legno su cui è difficile stare poggiati (solo Gesù potè tanto), talmente scomodo al punto da vendere l’anima al diavolo.

Il “bastone” è l’alter ego del Faust-o di Vincenzo Pirrotta, testo e personaggio ben rivisitato e coniugato al “siciliano” in un tempo indefinito, perchè pratiche magiche, rituali e macumbe non hanno un inizio e una fine precise, sono stati sempre segni dei tempi, simboli di ribellione, sottomissione, perdizione. Perchè Faust-o è questo che fa, si ribella a Dio – o alla sua misera condizione umana? – non vuole essere mortale ed in cambio di quei “pochissimi 24 anni” in più decide di firmare col sangue il patto col Lucifero asceso dagli Inferi per concludere la trattativa.

Ma se non fosse per quell’angioletto che sussurra quanto sia stato “stupido” e inutile dannarsi l’anima per cosi poco tempo, 24 anni, Faust-o invoca, in una conversione rapidissima –  quasi impercepibile – il perdono a Dio, inginocchiandosi, battendo la testa a terra a ripetizione, percuotendo il petto straziato di dolore e pentimento. Ma ormai è troppo tardi, Lucifero è “asceso” dal cielo degli Angeli senza ali, salta giù dall’altalena che crea un riverbero di voci interessante assecondando il movimento ondulatorio, dentro e fuori la scena, dentro e fuori la scena…Faust-o cerca di sottrarsi dalle grinfie di Mefistofele, ma è troppo tardi: striscia come un verme sulla nuda terra, lo sovrasta Belzebù che, rappando e microfono in mano, gli spiega come “funziona il mondo”: la malattia dell’umanità, la mediocrità dell’uomo. Insomma: “Faust-o, arricogghiti u filu!”.

Eppure, Faust-o ha avuto delle opportunità, è stato libero di scegliere: quale porta aprire tra tutte? In una sorta di “sliding doors”, la vittima prediletta del Principe dei Diavoli non trova la chiave giusta per uscire dal delirio dell’onnipotenza. Ogni specchio indica una porta dell’anima, una tentazione, i vizi capitali. L’Ade o il Paradiso? Gli specchi riflettono “allucinazioni”, colpiscono anche lo spettatore riducendolo alla cecità per un secondo. Volutamente. (Perchè solo con la cecità riesci a concentrarti sugli altri sensi).

Pirrotta entra ed esce, come sa fare solo lui, dai personaggi. Ora diavolo, ora Angelo. Un conflitto latente, ma la donazione è ormai fatta: “Corpo….sangue….anima” – mentre tiene l’ampolla tra le mani – ecco il contratto firmato col sangue da Giuvanni Faustu lu dutturi!”.

Cinzia Maccagnano, anche lei ex  Inda e fondatrice della famosa Bottega del Pane anni Novanta, in scena è il demonio. Forte, brava, possente, con una notevole presenza scenica. Maccagnano danza, canta, evoca. Avrà la meglio su Faust-o che si arrende, cade a terra, si inginocchia, ancora una volta, dentro il “cerchio magico pirrottiano”, l’orologio tanto caro che spesso ritroviamo nei suoi spettacoli. Ogni lumino acceso rappresenta un numero. Per cui, dodici lumini rossi, come le ore. Li avviene l’ultima invocazione: “Dio, fai almeno che un minuto duri un anno, un mese, un giorno….”.

“Vattinni, Lucifero, a latu i mia, vattinni!”. Troppo tardi. Il Principe dei Diavoli, un tempo Angelo, è venuto a prendere Faust-o. I due vengono completamente fagocitati da un tubo calato dall’alto….e lì, la fantasia dello spettatore può liberarsi tranquillamente: un cordone ombelicale e loro immersi in un nuovo liquido amniotico, una nuova vita? Il fascio di luce di un’astronave che risucchia Faust-o? O le stelle che “risucano” Faust-o salvandolo dalla dannazione?”. Qui lo spettacolo si conclude.

Si accendono le luci nel bellissimo Teatro Comunale, bomboniera di Ortigia: quanta tristezza vedere platea e palchetti vuoti. Ma che succede? I siracusani adusi al Temenite, forse, non amano più il teatro? Colpa del maltempo? Della mancanza di parcheggi dentro l’isola Ortigia? Disagevole raggiungere il Teatro di via Roma specie in caso di pioggia. Mentre si riflette a voce alta sui motivi di questo incredibile “ammutinamento culturale”, dopo 60 anni di “dieta forzata”, più in là, un gruppetto mormora sul prezzo del biglietto…”troppo!” Quanto meno, pagateci il bus navetta!”. Beh, non sarebbe una idea cosi malsana. Una navetta che trasbordi gli spettatori dal parcheggio direttamente all’ingresso del teatro di via Roma, e ritorno. Magari si fa in tempo a metter su l’idea entro sabato sera quando sarà la volta di Gaia Aprea con una straordinaria “Giovanna D’Arco”. Un’altro momento di grande teatro e di mitologia intelligente. (rosa tomarchio)

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