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Siracusa| Il Protocollo per l’ambiente c’è ma andrebbe aggiornato

28 Novembre 2018 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Il Protocollo per l’ambiente c’è ma andrebbe aggiornato
Sindacale
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La questione ambientale è tornata nuovamente d’attualità in seguito agli ultimi tavoli prefettizi ma soprattutto è emersa in tutta la sua crudeltà in occasione del servizio televisivo su Rai 3 “I dieci comandamenti”. Sulla questione è intervenuta anche la Uil con il segretario generale territoriale, Stefano Munafò il quale, seppur sottolineando il fatto che sino ad oggi non si sia ancora “riusciti ad imporsi con una politica di salvaguardia per la salute ambientale”, è importante mettere in evidenza che gli strumenti per farlo ci siano tutti.

“A partire da questo protocollo d’intesa sull’ambiente che fu fatto per la prima volta nel 2005 e che oggi andrebbe soltanto riaggiornato. Il prefetto Gradone – dice Munafò (foto) della UIL –  ci aveva provato con il supporto delle organizzazioni sindacali, qualche anno fa senza una soluzione; oggi si è tornati a parlare della questione e noi siamo naturalmente in prima linea perché vogliamo la salute dei cittadini e quella di tutto il territorio, dunque attraverso una qualità dell’aria ottimale. Come? Per mezzo di questo documento per il quale non importa chi siano i soggetti protagonisti, quanto piuttosto che venga riaggiornato e attuato”.

Di recente è stato attivato nel nostro territorio il tavolo tematico sull’ambiente (e poco tempo fa un documento unitario sindacale che fra i punti cardine prevede la salute pubblica e la tutela dell’ambiente), su iniziativa del prefetto di Siracusa, Giuseppe Castaldo, con il concorso di tutte le parti, sia pubbliche che private, col fine di favorire il dialogo ed individuare soluzioni migliorative per il territorio partendo dalla revisione del protocollo sulla qualità dell’aria del 2005, ripreso nel 2012 ma non perfezionato.

“Noi siamo ovviamente grati al prefetto Castaldo – ha aggiunto Munafò – affinché si porti a compimento questo processo cominciato diversi anni fa. Ma adesso occorre non più perdere tempo perché monitorare le fonti emissive che non siano solo riconducibili ai grandi impianti di combustione soggetti alle Aia, ma anche a quelle attività che possono essere causa delle molestie olfattive, deve diventare non solo una questione di cui parlare durante i tavoli tematici ma da mettere in pratica perché la salute pubblica vale più di ogni altra cosa”.

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