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Siracusa| Il Tar salva il Piano paesaggistico. Natura Sicula: “a rischio le aree protette”

Siracusa| Il Tar salva il Piano paesaggistico. Natura Sicula: “a rischio le aree protette”
Attualità
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Il Tar salva il piano paesaggistico, ma resta il rischio di opere in aree protette. Natura Sicula e il comitato Punta Izzo Possibile manifestano l’intenzione di rivolgersi al Cga. “Oltre la battaglia legale: la politica faccia la sua parte”.

Il Tar Catania, con sentenza pubblicata lo scorso 19 luglio, ha respinto il ricorso di Natura Sicula che chiedeva l’annullamento di alcune norme di attuazione del Piano paesaggistico, e in particolare: l’introduzione di una deroga ai vincoli d’inedificabilità in favore delle opere militari; la scelta di consentire la realizzazione di lidi, chioschi, ristoranti e depositi stagionali in aree costiere, naturalistiche e archeologiche soggette al livello massimo di tutela; la previsione della possibilità d’istallare pontili galleggianti per l’ormeggio delle imbarcazioni all’interno dell’Area marina protetta del Plemmirio. Sulla vicenda intervengono Natura Sicula e il comitato Punta Izzo Possibile.

“Nella motivazione del Tar che ha dichiarato “inammissibile e infondato” il ricorso di Natura Sicula, si legge che l’associazione ambientalista “difetta d’interesse all’azione”. La ragione- dicono Fabio Morreale, presidente di Natura Sicula e Gianmarco Catalano, portavoce di Punta Izzo Possibile  risiederebbe nel fatto che le norme del Piano paesaggistico impugnate, dato il loro carattere generale e astratto, non sarebbero in grado di danneggiare in via diretta il paesaggio e l’ambiente siracusano. Ciò in quanto –  aggiungono i giudici – le opere di cui si teme la realizzazione in zone protette “comunque dovranno ottenere l’autorizzazione paesaggistica” da parte della Soprintendenza. E dunque – conclude il Tar – le future autorizzazioni “ove ritenute lesive, potranno essere oggetto di autonoma impugnazione”.

Ne deriva che, seguendo il ragionamento del Tar, il Piano paesaggistico non potrebbe mai essere messo in discussione nelle sedi giudiziarie, almeno non da parte delle associazioni ambientaliste, perché conterrebbe norme “non immediatamente lesive” del bene ambiente. Peccato che la stessa “non immediata lesività” del Piano non fu a suo tempo rilevata nei confronti degli interessi economici di società come Elemata Maddalena, che per anni ha tentato per via giudiziaria di ostacolare la definitiva approvazione del Piano paesaggistico e l’istituzione della Riserva Capo Murro di Porco e Penisola Maddalena, ottenendo nel 2015 persino una sentenza favorevole dal Tar Catania”.

Secondo Natura Sicula e Punta Izzo Possibile: “la decisione del Tar che sostiene la “non lesività” delle norme impugnate da Natura Sicula, omette di considerare che le autorizzazioni paesaggistiche sono rilasciate dalla Soprintendenza proprio sulla base della disciplina d’uso dettata dal Piano. Che costituisce il metro principale attraverso il quale misurare la compatibilità paesaggistico ambientale delle opere proposte da soggetti pubblici o privati. E quindi, impugnare le norme di pianificazione ritenute lesive dei beni paesaggistici, rappresenta per le associazioni l’unica possibilità di prevenire i successivi nulla osta in favore d’interventi dannosi, che proprio nelle previsioni del Piano trovano il loro presupposto.

Una cattiva pianificazione, pertanto, non può non avere una diretta incidenza sulla protezione della natura e del paesaggio. Anzi rischia di aprire la strada a utilizzi del territorio gravemente pregiudizievoli dell’ambiente e dei valori naturalistici ed etno-antropologici in esso racchiusi: è il caso della temuta realizzazione di un nuovo poligono militare a Punta Izzo o delle antenne-radianti a Santa Panagia, così come di pontili nell’area marina protetta del Plemmirio o di strutture commerciali in zone costiere di elevato pregio, e per questo estremamente fragili, come la spiaggia di Eloro-Pizzuta o il biotopo di Capo Campolato. Opere che, proprio a causa delle norme del Piano lasciate in vita dal Tar, rischiano in futuro di essere concretamente eseguite compromettendo pezzi irripetibili del nostro patrimonio naturale e culturale. Quel patrimonio che – come diceva Aldo Leopold, pioniere dell’ambientalismo – si continua a considerare “merce” da consumare anziché “comunità” a cui appartenere”.

C’è però una cornice di legalità che, come evidenziato dal Tar, non può essere mai travalicata: ossia la verifica, caso per caso, della compatibilità degli interventi con le finalità di tutela poste dal Piano, per far sì che “lo svolgimento delle attività sul territorio  – sottolineano i giudici – si svolga in armonia con i valori paesaggistici da esso compresi”. Una regola che il Tar conferma essere valida anche nel caso delle opere militari, come per qualunque altra opera pubblica. E infatti i giudici amministrativi, attraverso questa sentenza, hanno per lo meno confermato quanto da anni sostengono le associazioni ambientaliste. E cioè che non solo “le opere militari non sono esonerate dall’obbligo dell’autorizzazione paesaggistica” ma anche che il relativo procedimento autorizzativo in conferenza dei servizi potrà “definirsi con un diniego qualora l’opera militare sia ritenuta in radicale ed insanabile contrasto con le finalità di tutela del Piano o non necessaria per i detti fini”.

“Pertanto, muovendo da queste premesse, a rigore di logica –  aggiungono Morreale e Catalano – ci si sarebbe aspettati che il Tar annullasse la norma del Piano che fa “salve tutte quelle opere necessarie agli adempimenti propri dell’amministrazione militare per lo svolgimento dei suoi compiti”. Eppure, ribaltando ogni previsione, i giudici hanno deciso di tenere in vita tale norma attraverso un’interpretazione travisante che in buona sostanza ne esclude la natura derogatoria, scaricando sulla Soprintendenza l’improbabile onere di valutare la “necessità” di ogni singola opera militare. Una valutazione che va decisamente oltre le funzioni istituzionali della Soprintendenza, invadendo un campo di competenza esclusiva del Ministero della Difesa.

Rispetto a questa decisione del Tar, Natura Sicula e Punta Izzo Possibile stanno già valutando un eventuale appello al Consiglio di giustizia amministrativa, ma si dicono consapevoli  del fatto che, non si possono rimettere nelle mani dell’autorità giudiziaria scelte di tutela e gestione del territorio che appartengono al dominio della politica. “Per queste ragioni, al di là della battaglia legale che andrà avanti -concludono –  continueremo a fare pressione sulla Soprintendenza, sulla Regione e sulle amministrazioni comunali, affinché si adoperino per rivedere tutte quelle norme del Piano che contraddicono le finalità di difesa del Paesaggio. Finalità per le quali tale Piano è nato ed è stato riconosciuto legittimo anche nelle sedi giudiziarie, rappresentando, malgrado i suoi difetti, una storica vittoria contro le mire di speculatori e affaristi incapaci di guardare più in là dei loro profitti.

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