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Siracusa| In 150 a protestare dietro il portone chiuso

22 Novembre 2016 | by Redazione Webmarte
Siracusa| In 150 a protestare dietro il portone chiuso
Cronaca
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Più tardi le porte del Vermexio si apriranno ma solo per 35 contestatori che invocano le “dimissioni di massa”. “Vergognatevi! Ci riprenderemo Siracusa”. Tra la folla anche un prete: “I nostri politici, da buoni cristiani, si ricordino cosa vuol dire dignità”. Una volta in aula a un cittadino viene negato il diritto a prendere la parola. Ma cosa avrebbe voluto dire al consiglio?

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“Tutti a casa, dimettetevi. Siamo stanchi di subire. Vogliamo riprenderci Siracusa e non vogliamo più avere a che fare con questa amministrazione”. E ancora: “I fatti accaduti sono da rabbrividire, tutta la gente onesta vi aveva dato fiducia ora la stessa gente vi dice di andare tutti a casa. Ascoltate le voci dei siracusani onesti i quali non meritano tutte queste polemiche e meschine imposizioni, vogliamo che questa città venga amministrata con lealtà e trasparenza. I vari episodi vergognosi attribuiscono a Siracusa il record dei comuni più inquisiti in Italia, prima con Gettenopoli ora la spartizione degli appalti e dei servizi. Vergogna!”. Urlano un centinaio di cittadini sotto Palazzo Vermexio mentre al quarto piano il consiglio comunale lavoro all’ampliamento del cimitero cittadino. La gente chiede di entrare per proseguire la protesta. Ma sbatte il muso contro il portone chiuso e un cordone fitto di vigili urbani a presidiarlo insieme ai poliziotti di stanza in Ortigia. Non solo le dimissioni di tutto il consiglio comunale, i cittadini che sfoggiano cartello A4 in mano con su scritto “Dimissioni!” vogliono pure “la testa” del sindaco e della giunta. “Mi sarei aspettato qualche siracusano in più – ammette il deputato regionale cinquestelle Stefano Zito, lo stesso che portò un anno fa più di un centinaio di siracusani a bussare al portone del Vermexio anche quella volta sprangato a notte. A Zito non restò che far scivolare una busta sigillata sotto il portone del Comune contenente i dieci punti sul perché delle dimissioni del sindaco Garozzo. Erano i tempi di Gettonopoli. Ieri sera però il portone del Vermexio alla fine si è aperto. Ma per pochi. Miracolo della Rai! Dirà qualcuno. O della Princiotta che è scesa dal quarto piano per intercedere a favore dei protestanti pacifici? Ma c’è un secondo alt al popolo. “L’aula consiliare ha una capienza di 35 persone oltre ai 40 consiglieri comunali ed eventuali assessori e dirigenti presenti”. Altro momento di tensione che viene sedato dalla “populista”. La consigliera intima al presidente del consiglio comunale Santino Armaro di presentare una certificazione tecnica dei vigili del fuoco riguardo la reale capienza dell’aula consiliare. Degli irriducibili cento qualcuno, una trentina, riuscirà a salire. Una volta raggiunto il quarto piano accade un terzo siparietto anti-democrazia. Ad un rappresentante del popolo viene pubblicamente negato il diritto di prendere la parola in aula, durante i lavori del consiglio. Dunque altro scontro verbale, altro intervento delle forze dell’ordine e porte chiuse dell’assise. Un uomo urla a squarciagola: “500 euro di spazzatura, vergognatevi, e io pago”. Gli faranno eco una decina di persone riunite nei corridoi del quarto piano in attesa che qualcuno si accorga di loro. Ahimè gli unici saranno i vigili urbani e i poliziotti. Li raggiunge l’on Zito e dopo la Princiotta. I due “masanielli” riescono a calmare gli animi. Poi l’arrivo della nostra telecamera e via allo sfogo, spesso personalissimo, della gente. Il lavoro, le tasse, la mancanza di onestà e trasparenza, la democrazia violata, e quindi le dimissioni in massa per tornare al voto cittadino. Ma cosa avrebbero voluto dire al Consiglio Comunale i cittadini “imbavagliati”? Nelle prossime ore interviste ed approfondimenti su Webmarte Tv. Nota a margine di colore. Tra la folla anche un prete vestito di tutto punto con l’abito talare. E’ padre Flavio, da due anni dirige la Chiesa di San Filippo alla Giudecca. Gli fa buona compagnia il presidente dell’isola Salvuccio Scarso. Inseparabili. “Che si facciano un bell’esamino di coscienza questi fratelli – dice il prelato – basta ricordarsi una parola importante per il buon cristiano: dignità!”.

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