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Siracusa | Lavoratori del Petrolchimico: livello di precarietà e sfruttamento

Siracusa | Lavoratori del Petrolchimico: livello di precarietà e sfruttamento
Sindacale
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I lavoratori del Petrolchimico di Priolo, tra personale diretto e in appalto (più di 9 Mila), e nel settore degli appalti (metalmeccanici, edili, trasporti, servizi) conta circa 6 mila Unità.

“Il livello di precarietà e sfruttamento raggiunge livelli insopportabili che arrivano anche alla “soppressione”, attraverso i licenziamenti, dei delegati e degli iscritti al sindacato che osano alzare la testa. Le vertenze aperte in questo ultimo anno (CIPIS, DEMETRA, BPIS) con il loro drammatico peso di posti di lavoro persi sono la rappresentazione plastica del degrado che soffre, oggi, il lavoro all’ombra del Petrolchimico. – ha dichiarato Antonio Recano della Fiom Cgil Siracusa – Oggi i lavoratori degli appalti nel Petrolchimico siracusano appaiono lontani da quella rappresentazione di “aristocrazia operaia” che ha caratterizzato la fabbrica Fordista, da anni vivono un’intollerabile condizione di precarietà, e mentre il livello di sfruttamento e le condizioni generali del lavoro peggiorano, sotto la pressione coercitiva di un sistema industriale predone ed autoritario, vengono trasformati in una massa di “avventizi” costantemente sottoposta al ricatto di finire dentro il vortice della disoccupazione”.

“Le aziende in questi anni, complice la crisi, hanno continuato ad ignorare le richieste sindacali di ridare valore e dignità al lavoro, inserendo nelle gare d’appalto una “clausola sociale” per garantire continuità occupazionale e salvaguardare competenza e professionalità. Ma come dimostra oggi lo sciopero indetto dai lavoratori edili della BNG nel sito VERSALIS, per affrontare questa situazione non basta più la lotta a livello categoriale o aziendale, si impone la necessità di costruire un fronte ampio di tutti i lavoratori, che a partire da uno sciopero di tutto il settore degli appalti, vada oltre le giuste richieste di carattere sindacale e si ponga su un terreno di lotta e di generale scontro contro un sistema industriale sordo ed arrogante”.

“Come metalmeccanici continuiamo a credere che la “solidarietà” e la “condivisione” di un programma unitario di lotta debbano ridiventare gli elementi cardine di una pratica che affermi l’incompatibilità tra la condizione lavoratori e l’idea di un nuovo “patto industriale”, che servirebbe solo ad affossare definitivamente lavoratori e sindacato. Come metalmeccanici pensiamo che la lotta dei lavoratori edili rappresenta, oggi, una comune condizione di disagio e a tutti i lavoratori vogliamo ribadire che anche se in una oggettiva condizione di difficoltà, ci attende una nuova sfida che dobbiamo affrontare, tutti insieme, rimettendo al centro della nostra azione la costruzione di una vertenza generale che sappia far vivere nella pratica la parola d’ordine “riprendiamoci il salario, il tempo, la dignità … la vita“.

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