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Siracusa| Lela Pupillo. La sua “macchia”, la sua libertà

20 Febbraio 2018 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Lela Pupillo. La sua “macchia”, la sua libertà
Cultura
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Ad avere per primo l’intuizione di aprire l’Isituto Nazionale del Dramma Antico all’arte contemporenea internazionale fu l’avvocato Enrico Di Luciano, all’epoca presidente Amici dell’Inda con l’invito precipuo rivolto alle eccellenze del panorama artistico culturale a collaborare col Teatro Greco, a donare.

Un piccolo sogno diventato realtà che si rinnova quest’anno con Lela Pupillo che firma i bozzetti per il manifesto ufficiale del 54° ciclo degli spettacoli e prima ancora, nel 2015 con Paolo Scirpa. Ciò che accomuna i due artisti è la siracusanità oltre che la straordinaria genorosità d’animo. E cosi, accanto ai materiali preziosi di archivio Inda, i manifesti degli anni Trenta trova spazio la sensibilità di questi artisti che hanno deciso di donare. “Attraverso i loro generosi contributi – ha esordito il commissario Inda, Pier Francesco Pinelli – si alimenta il piccolo nucleo espositivo legato alla Fondazione quale segno perenne della laboriosa attività culturale. Che non è solo teatro”.

E’ toccato al critico d’arte Ornella Fazzina raccontare “la straordinaria macchia rossa” di Lela Pupillo: “Una sintesi formale carica di una tale forza espressiva al punto da mettere da parte i grandi maestri del Novecento al comando: la città prima di tutto! Lela Pupillo ha svolto da sempre la sua attività di artista solitaria con discrezione, lontana dai riflettori. E proprio questo suo non protagonismo la fa ergere a grande artista dal profondo linguaggio astrattivo al di là del figurativo che probabilmente alcuni si attendevano.

L’idea che prepotentemente si trasferisce sul foglio bianco rende perfetta la volumetria, la plasticità di una quasi scultura, un frammento di infinito che riesce ad attraversare i diversi passaggi dell’arte mettendoci coerenza. Una scrittura intimista, di difficile lettura, che sembra quasi inglobare queste macchie di sangue, perchè di sangue la storia è scritta, ma che suggerisce qualcosa di più rispetto alla produzione passata di Lela Pupillo.

C’è infatti un movente pulsante che non è facile rendere in pittura, ma Pupillo riesce straordiariamente in questo intento. E riesce persino a trasformare l’idea astratta in figura, se vogliamo, prendendo spunto quasi da quel secondo manierismo: l’incurvarsi su se stessa di quella macchia vuole esprimere tutta una tragedia che si attualizza. Anche in quelle gocciolature, mai viste prima nelle opere della Pupillo, e dunque elemento consono alle tragedie classiche il cui linguaggio si incontra con quello dell’arte astratta post moderna.

Siracusa cosi entra a pieno diritto nel novero degli artisti dell’Inda. Come Paolo Scirpa nel 2015 ,siracusano doc e milanese dagli anni sessanta d’adozione, “innamorato” anch’egli di Enrico Di Luciano che ha subito compreso quanto era necessario aprirsi alle proposte di grande impatto culturale, pronto a sfidare gli archetipi imposti dal repertorio classico.

Un dono anche quello di Lela Pupillo che di Enrico di Luciano è stata la compagna di una vita. “Ho pensato di donare i miei bozzetti all’Inda per arricchire una collezione d’arte e il patrimonio della Fondazione. Sono arrivata a questa idea dopo centinaia di fogli, poi ho trovato la forma all’improvviso utilizzando il colore liquido mentre il foglio veniva governato dalle mie mani. Sono entrate in gioco delle regole precise dell’arte: l’armonia, la pittura. Mentre completavo l’opera vedevo già il passaggio successivo di essa: l’opera non si ferma mai, nè davanti ai condizionamenti nè innanzi al tempo. E in questo sta la mia libertà che mi ha mantenuto viva”.

Parole di elogio per il successore di Enrico Di Luciano, Pucci Piccione: “Dietro questo manifesto non c’è solo una operazione di marketing, ma una forte storia di emozioni per tutti noi. Questo vuol dire che nella Fondazione Inda c’è un cuore. Una città che ricorda i suoi figli migliori. In questo manifesto non c’è solo innovazione ma freschezza, autenticità e serietà”. (rosa tomarchio)
foto franca centaro

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