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Siracusa| Lele Scieri non si suicidò. Dopo 19 anni un arresto

Siracusa| Lele Scieri non si suicidò. Dopo 19 anni un arresto
Cronaca
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L’ex parlamentare Sofia Amoddio fece parte della commissione d’inchiesta: “Lavoro encomiabile della Procura di Pisa, passo importante per la ricerca di verità e giustizia”.

Il mio lavoro d’indagine in qualità di  Presidente della Commissione d’inchiesta Scieri e dei miei colleghi parlamentari, trova un epilogo importante”. Lo dichiara Sofia Amoddio, già Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri. “Esprimo grande soddisfazione per il lavoro encomiabile del Procuratore capo di Pisa Dott. Crimi, del sostituto Dott. Restuccia e della Polizia di Firenze che, continuando il lavoro iniziato dalla Commissione parlamentare, sono arrivati ad importanti sviluppi sul caso di Emanuele Scieri”.

Sofia Amoddio

L’arresto di un ex militare rappresenta un passo importante verso la ricerca della verità e della giustizia che la famiglia Scieri e l’opinione pubblica stanno aspettando da 19 anni”. “Il mio primo pensiero – continua Sofia Amoddio – va alla Signora Isabella, la mamma di Emanuele, che con grande dignità ha vissuto anni di dolore e sofferenza in attesa di giustizia”.

“È sempre un grande giorno quando le ombre si diradano e si comincia a intravedere la luce, l’omicidio di Emanuele Scieri è stato e continua ad essere una delle pagine più buie della nostra storia repubblicana ma forse finalmente, potrà essere stracciata”.  “La Commissione Parlamentare che ho presieduto – prosegue Amoddio – ha avuto il merito di svolgere un lavoro puntale ed approfondito che, con l’acquisizione di quasi seimila pagine di documenti e l’audizione di 45 persone, ha portato la Procura di Pisa a riaprire le indagini sul caso”.

Abbiamo lavorato con determinazione nella ricerca della verità nella consapevolezza che le responsabilità penali sono individuali con pieno rispetto e considerazione nei confronti delle forze armate”. “La Commissione ha scoperto dettagli sul clima generale che regnava nella caserma Gamerra di Pisa all’epoca dei fatti evidenziato la natura delle pratiche, il tipo di relazioni che venivano a stabilirsi tra anziani e reclute, il ruolo dei caporali e l’atteggiamento e la mentalità dei militari e le risposte date dai comandanti a livello di corpo e di brigata”.

Intrecciando gli elementi acquisiti nel 1999 dalla magistratura con nuovi elementi d’indagine acquisiti attraverso le audizioni, la Commissione ha fornito nuovi elementi che ha consegnato alla Procura della Repubblica di Pisa”. “L’ex commilitone arrestato era uno dei soggetti che la Commissione aveva indicato negli atti secretati e consegnati alla Procura di Pisa e il suo arresto dimostra la presenza di elementi forti che dovranno vagliarsi in un processo futuro”. 

Sui clamorosi sviluppi del caso Scieri interviene anche il sindaco Francesco Italia che annuncia che il Comune si costituirà parte civile al processo. “I clamorosi sviluppi giudiziari che stiamo apprendendo in queste ore non ci restituiranno Lele, ma renderanno sicuramente giustizia alla sua memoria e saranno di conforto alla sua famiglia e ai tanti amici che non hanno mai creduto alle versioni ufficiali rese finora. Oggi è un giorno migliore”: lo dichiara il sindaco, Francesco Italia.

“Come Sindaco di Siracusa, a nome dell’intera Giunta comunale, devo ringraziare innanzitutto Sofia Amoddio che insieme alla deputazione cittadina si è impegnata per la costituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda, e che da Presidente della stessa ha portato avanti un lavoro attento e puntuale che ha trovato riscontro nella svolta giudiziaria odierna. Ma il mio ringraziamento va anche a quel gruppo di amici che dando vita all’associazione “Giustizia per Lele” hanno aiutato la famiglia a Scieri a non restare da sola in questi 19 anni: la caparbietà nell’avere tenuto sempre viva l’attenzione su questa vicenda è stata oggi premiata”. Il Sindaco ha preannunciato che il Comune si costituirà parte civile in un eventuale processo.

Sul caso da registrare anche la dichiarazione dell’assessore Fabio Granata. “Verità e Giustizia per Lele da oggi non rappresentano solo un anelito al quale fin dal primo momento non abbiamo mai smesso di credere ma finalmente sono obbiettivi raggiungibili. Anche per questo ci costituiremo parte civile come Amministrazione Comunale nel nome di un giovane siracusano che ricorderemo per sempre. E che personalmente ricorderò sempre con le sue parole nel momento dei saluti prima del maledetto corso :”Fabio torno presto e mi piacerebbe fare il magistrato nel nome di Paolo Borsellino”.

Anche Articolo Uno Movimennto Democratici e Progressisti parla di nuova stagione della verità. “Emanuele non si è suicidato ma è stato ucciso: questa è la convinzione dei familiari, degli amici e di larga parte dell’opinione pubblica ed è stata la conclusione a cui è pervenuta la Commissione Parlamentare d’inchiesta nel mese di dicembre 2017.

“Commissione Parlamentare, a cui da componente ho dato il mio convinto contributo, ha detto a sua volta l’ex deputato Pippo Zappulla –  che ha svolto un lavoro rigoroso e approfondito con l’audizione di 45 persone e l’acquisizione di piu’ di 5 mila pagine di documenti. Un lavoro serio e impegnativo che ha consentito di illuminare tante zone grigie e scoperto fasi, momenti, fatti che erano stati sottovalutati se non presi del tutto in considerazioni nelle fasi delle varie indagini.

Dopo anni lunghissimi di dolorosi silenzi, di omertosi e inquietanti tentativi di insabbiamento la Procura di Pisa ha ritenuto, dunque, valide le ragioni per riaprire l’anno scorso le indagini fino ad annunziare – in queste ore – i primi provvedimenti: Un arresto per concorso in omicidio e altri due indagati.

L’azione meritoria della Procura di Pisa va sostenuta, senza se e senza ma, fino a conclusione delle indagini e nella stessa fase processuale. Un grande abbraccio va ai familiari e all’associazione “Giustizia per Lele”. La loro tenacia, il loro impegno, la loro forza e coraggio ha aiutato tutti noi a non mollare. Credo proprio si sia aperta la stagione della verità: nessuna vendetta, nessuna condanna nei confronti delle forze armate e dell’arma a cui va il massimo del rispetto ma si squarci il velo indecoroso e vergognoso della falsità e delle coperture che è indubbio esserci state, paghino i responsabili materiali e chi li ha consapevolmente coperti.

Si vada quindi avanti: Verità e giustizia per Lele, per un ragazzo pieno di vita a cui è stata colpevolmente tolta la vita, per la sua famiglia e per i tanti che gli hanno voluto e vogliono bene”.

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