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Siracusa| Morte Stefano, fu omicidio o furto di arance?

2 Febbraio 2018 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Morte Stefano, fu omicidio o furto di arance?
Cronaca
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E’ stata fissata per il 21 l’udienza conclusiva al processo sulla morte di Stefano Biondo, il giovane disabile deceduto in una comunità alloggio dove era stato accolto 36 ore prima.

Un caso di cronaca e di grande solidarietà umana che vede sul banco degli imputati, quale presunto colpevole, un infermiere per il quale sarebbe stata prevista, in caso di condanna, una pena di nove mesi. Sgomento e rabbia. Reagiscono male i familiari di Stefano, si indigna la società civile che quella mattina era al loro fianco in aula: “La vita di mio fratello vale meno di un furto di arance” – esclama la sorella Rossana La Monica, che di seguito racconta quella terribile giornata in tribunale di Siracusa, l’ennesima in sette anni di tribolazioni.
Il 31 gennaio abbiamo atteso a lungo che iniziasse l’udienza per la discussione finale per la morte di mio fratello Stefano Biondo. Ha parlato a lungo il pubblico ministero, esponendo una dettagliata e minuziosa ricostruzione dei fatti, ha espresso il suo disappunto per come è stata trattata la vicenda giudiziaria, dalla frettolosa e infondata richiesta di archiviazione, ai tempi lungi, a suo dire, a causa di testi che erano irrilevanti per il processo.
Ha escluso tutte le altre possibili cause del decesso, confermando quanto detto dagli esami autoptici, asfissia meccanica indotta da compressione. Ha ripercorso gli eventi di quel terribile pomeriggio del 25 gennaio 2011, grazie alle testimonianze, seppur molto reticenti, dei presenti, che vedevano l’infermiere, afferrare da dietro Stefano, al collo con una morsa a tenaglia, e scaraventarlo a terra a pancia in giù, trattenendolo cosi per un’ora circa.
Quindi senza possibilità di respirare, malgrado lui implorasse di essere liberato. Ha poi aggiunto che un’infermiere professionale, quale l’imputato, Giuseppe Alicata, doveva sapere che quel comportamento, messo in atto e protratto per un lasso di tempo così lungo, avrebbe di certo provocato danni irreparabili. Ha poi marcato l’omissione di soccorso e la negligenza: Per non aver praticato nulla per rianimare Stefano, per essere andato via, abbandonando il luogo del misfatto.
Per non aver chiamato il 118, codice rosso, ma solo l’ambulanza per un TSO ( trattamento sanitario obbligatorio), togliendo a Stefano l’ultima possibilità di salvezza. A sentire tutto ciò dal pubblico ministero, non mi sarei mai aspettata, io, ma anche tutti i presenti, ed eravamo in tanti, parenti, amici, cittadini, rappresentanti di molte associazioni della città, dal Pm che richiedesse solo nove mesi di detenzione.
Altra storia le due arringhe del nostro avvocato Salvatore Lo Vecchio e l’avvocato di telefono viola, Comitato Antipsichiatria, costituitosi parte civile. L’udienza conclusiva di discussione, che sentirà la difesa è stata fissata per il 21 febbraio. Si ringraziano tutti i cittadini che con noi gridano #GiustiziaPerStefano. In particolare le associazioni amiche: Zuimama Arci ragazzi, Stonewall, centro Reti Antiviolenza di Raffaella Mauceri, Il Forum delle donne “Le Pasionarie”, Auser Siracusa, Josef Siracusa, Anas Siracusa e naturalmente tutti i volontari dell’Astrea in memoria di Stefano Biondo.
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