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Siracusa| Noi, l’Islam ed una Helsinki del Mediterraneo

15 Gennaio 2018 | by Redazione Webmarte
Siracusa| Noi, l’Islam ed una Helsinki del Mediterraneo
Cultura
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Ricreare l’attenzione dell’Europa occidentale verso l’Islam. E’ questo uno degli spunti “fini” di geopolitica offerti dall’ultimo libro “Un altro Mediterraneo è possibile?” di Salvo Andò, già ministro della Difesa nel ’92, deputato nel PSI, docente universitario, giurista. La presentazione venerdi scorso al Jolly a cura della Fidapa Siracusa.

Ad aprire i lavori la presidente Anna Pisana. L’introduzione curata da Salvatore Adorno ha aperto diversi focus sulla questione attuale ripercorrendo anche le tappe fondamentali della storia sino agli ultimi giorni. Un altro Mediterraneo è possibile ” se si avvia il grande processo per riconquistare il rapporto col Mare Nostrum e questo dovrà essere un impegno preciso della politica del centro Europa che deve riflettere, oggi più che mai, sul tema di grande attualità.

In che modo? Andò e Adorno sono d’accordo: “Intanto ritrovando la cooperazione, i travasi culturali, le affinità tra i popoli, superando conflitti, dualismi e differenze irrisolte”. Facili gli accostamenti tra la Primavera Araba ed il 68/69 entrambi momenti di frattura della società che hanno lasciato il segno. Periodi in cui sono stati i giovani a tentare di cambiare il mondo, dal basso, verso una prospettiva di democrazia laica e più partecipativa.

Nel 2010 si apre il processo rivoluzionario e Andò ne sembra entusiasta, positivo e fiducioso. Più equilibrato l’autore appare invece quando analizza la fase successiva ma il punto centrale di riflessione resta sempre lo stesso: è l’Europa che deve prestare ascolto.

Il caso tunisino. Il costituzionalista Andò analizza l’idea “plastica” di alcuni punti di forza della tradizione islamica, come il tema dell’acqua, dell’ambiente. Da qui si scorge una possibilità dunque di sintesi con l’Islam? “Occorre costruire uno Stato di Diritto che si addica alla tradizione islamica”.

E Adorno azzarda anche delle comparazioni con altri eminenti autori che hanno trattato il delicato tema “Mediterraneo”. Come Manlio Graziano che affronta la religione nei termini di un nuovo protagonismo etico sociale e, addirittura, azzarda una sorta di alleanza con l’Islam quando asserisce che “lo scontro tra civiltà non esiste”. Una sorta di Sacra Alleanza tra popoli. Stesso anelito filosofico si riscontra anche nel libro “Occidentalismo” (Buruma Ian, Margalit Avishai) che metta a rassegna tutte “quelle cose che il mondo islamico ci rinfaccia ancora oggi: la perdita dei valori, della fede o del credo religioso, il consumismo, il capitalismo, solo per citarne alcune. “Cose” che noi stessi occidentali abbiamo messo in discussione e che oggi sono finite per essere incistate in quelle culture che, a sua volta, ce le lancia addosso. Dicono bene allora Ian e Avishai che dobbiamo fare i conti prima di tutto con noi stessi e poi con gli altri?

Salvo Andò si rivolge, probabilmente, per la prima volta ad un pubblico prevalentemente femminile (iniziativa Fidapa Siracusa) e ne è ben lieto quando dice “che le donne hanno risvegliato le società assopite”. E aggiunge: “Il Mediterraneo è un continente liquido delle debolezze causate dai conflitti religiosi, dal difficile rapporto con l’Islam ed il concetto di democrazia. Ancora oggi è la religione che torna a dividere il mondo – dice Andò – perchè la forte globalizzazione ha portato allo smarrimento delle proprie identità ed al mancato riconoscimento delle differenze – che sono ricchezze”.

E allora qual è deve essere il ruolo della religione? “Oggi ha fatto tornare indietro le lancette della storia dopo l’ora X mondiale: l’attacco dell’11 settembre. Dopo di chè ritornato il velo sulla famiglia ed altri valori secolarizzati. Finito il comunismo, riprende la nuova guerra: il conflitto di civiltà tra Nord e Sud. Una guerra non nelle civiltà ma per le civiltà. Guerra tra fratelli e divisione del mondo dentro le parti e non tra le parti. Basta dare uno sguardo ai claim di oggi: si parla sempre di post democrazia, di anti democrazia, di distruzione della rappresentanza parlamentare e ritorno alla democrazia libera senza mediatori. Ecco su cui poggia il nuovo conflitto di civiltà!”.

Perchè occuparsi di diritti umani oggi? “Perchè si pensava che dopo la guerra fredda non dovesse accadere più nessuna guerra. Era il periodo di glasnot, della trasparenza, delle missioni di pace in difesa dei diritti umani nel mondo. Ma anche di una forte tensione per il radicalismo islamico.

Allora quale possibile Mediterraneo? Per Andò i sette Paesi del Mediteranneo si dovranno riunire per riprendere in mano un vecchio progetto politico craxiano/andreottiano: l’Helsenki del Mediterraneo che si occupi della pace nel mondo e dello sviluppo del Mediterraneo. Una sfida che oggi incombe sull’Europa e che parla di “sviluppo bicontinentale”. Perchè dietro il Mediterraneo c’è l’Africa che sarà il continente protagonista nei prossimi anni. Una nuova questione europea.

A poche centinaia dalle nostre coste un Paese diverso con forme di democrazia più evolute e regimi più liberali. Contraddizioni eclatanti a poche centinaia di chilometri di distanza da un continente giovane e in continua crescita.  (rosa tomarchio)

 

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