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Siracusa| Riunito il comitato direttivo della Fiom

Siracusa| Riunito il comitato direttivo della Fiom
Sindacale
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Nei locali della CGIL di Siracusa si è riunito il Comitato direttivo della FIOM  per entrare nel merito delle problematiche il lavoro metalmeccanico nell’area del petrolchimico.

Durante i lavori un momento di approfondita discussione è stato dedicato al rinnovo dell’integrativo provinciale e al contrasto ad una politica degli appalti che genera lavoro precario e compressione dei diritti per tutti i lavoratori.

In un momento in cui tutti provano a dividere i lavoratori, i metalmeccanici stanno cercando  di concretizzare un percorso che tenta di affermare un sistema di diritti e norme da far valere per tutti i lavoratori a prescindere dalla categoria o dal contratto applicato Per poter contrastare l’attacco al lavoro e ai lavoratori, occorre sempre di più condividere strategie sindacali e contrattuali in un’ottica di unificazione di diritti e salari nella medesima filiera produttiva“, commenta Antonio Recano, segretario provinciale della Fiom.

Alla vigilia del rinnovo degli appalti VERSALIS e SYNDIAL  i metalmeccanici si danno un obbiettivo  ambizioso: “Vogliamo contrastare la logica del massimo ribasso – conclude Recano – affermare una clausola sociale che garantisca l’occupazione nei cambi appalto pretendere la riqualificazione degli impianti esistenti e creare nuove opportunità affermando un nuovo modello di sviluppo ecosostenibile”.

Comitato Direttivo Fiom-Cgil – Siracusa, 27 aprile 2017

Documento presentato dalla Segreteria

Il Comitato direttivo della Fiom ritiene indispensabile intraprendere un confronto che coinvolga tutti i lavoratori del Petrolchimico Siracusano in un’analisi obbiettiva delle contraddizioni che attraversano l’agire sindacale e il rapporto tra lavoro, ambiente e salute. Il lavoro metalmeccanico, quello che incrocia il mondo della raffinazione è pesantemente interessato da processi involutivi che rompono il perimetro lavorativo e impattano drammaticamente sulla vita di uomini e donne in un territorio che sta pagando il prezzo colpevole di uno sviluppo incompiuto.  Il rapporto tra lavoro, ambiente, salute e territorio è tema che in tutta la sua drammaticità pone ai lavoratori e al sindacato una domanda: quale costo sociale, ambientale e umano si è disponibili a pagare per lavorare?  La risposta è nella volontà di affermare una pratica di lotta che unisca tutti i lavoratori in una vera e propria battaglia di civiltà per l’affermazione della giustizia sociale contro l’imbarbarimento che in questi anni ci sta divorando. La realtà è ormai evidente, le raffinerie in Italia sono sull’orlo della chiusura perché meno competitive rispetto ai nuovi insediamenti asiatici e mediorientali. In Italia la via scelta in nome della competitività è quindi dismettere, trasferire le produzioni in paesi economicamente più accoglienti. Il mezzo per realizzare tutto ciò è la “cinesizzazione” delle condizioni di lavoro che nel petrolchimico Siracusano si realizza attraverso un sistema degli appalti che riducendo sistematicamente il valore della commessa precipita l’intera filiera in una centrifuga che comprime pericolosamente salari e diritti, tutto insomma deve scaricarsi in nome della competitività sui lavoratori, sull’ambiente e sulla sicurezza. In un contesto dove la paura di perdere il posto di lavoro si trasforma spesso in omertà, dentro il petrolchimico puoi trovare tutto il campionario della precarietà, puoi toccare con mano l’arroganza del padrone, il ricatto, il peso dell’illegalità puoi sentire sulla pelle l’individualizzazione di un disagio che diventa sempre più guerra fra poveri.

I lavoratori del petrolchimico sono di fronte ad un bivio, prendere la strada della sconfitta o provare a elaborare un progetto, strategicamente capace di contrastare quello che oggi si manifesta in tutta la sua drammaticità come una vera e propria mutazione genetica di un capitalismo che dominato della rendita finanziaria e dal profitto sta azzerando in Italia e in Europa le conquiste fatte dai lavoratori, riportando indietro l’orologio della storia all’ottocento. Un potere liquido, impercettibile che sta ridefinendo drammaticamente processi economici e sociali che impattano sulle nostre vite, creando impoverimento di massa, nuova schiavitù e devastazione ambientale. Sta ai lavoratori trovare la mediazione possibile … sta a loro decidere fin dove spingere per la costruzione di un contesto fatto di dignità e lavoro. La Fiom è convinta che ci siano ancora le condizioni per creare occupazione, la strategia da mettere in campo è rivendicare innovazione, riqualificazione e processi produttivi eco compatibili. La legalità, la sostenibilità sociale e ambientale devono essere principi vincolanti di una politica industriale per cui vale la pena lottare tutti insieme. In questo senso il Comitato direttivo della Fiom ritiene necessario riunificare, coordinare, sviluppare politiche contrattuali comuni tra le diverse categorie. Occorre conquistare una normativa sul cambio appalto che garantisca occupazione e salario ai lavoratori, occorre finalmente affermare una titolarità vertenziale e comune tra lavoratori diretti ed indiretti. Non esiste alternativa è il momento di fondere in una sola voce le tante istanze che , oggi , non riescono a farsi sentire. Questo è il momento di una grande battaglia di civiltà da combattere con la forza che ci viene dall’indignazione di chi è stato derubato del lavoro della dignità e troppo spesso anche della vita. Questi i titoli, i titoli di una piattaforma che la Fiom intende trasformare in una vertenza generale che metta insieme tutte le categorie industriali per difendere e riaffermare il diritto al lavoro, alla salute e alla sicurezza …. Come sempre i metalmeccanici utilizzeranno tutta l’intelligenza, la passione e la rabbia di cui sono capaci.

Approvato all’unanimità

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