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VINCIULLO SUL DEPOTENZIAMENTO DEI CENTRI TRASFUSIONALI ^UMBERTO I^ E ^DI MARIA^

23 Novembre 2011 | by Redazione Webmarte
VINCIULLO SUL DEPOTENZIAMENTO DEI CENTRI TRASFUSIONALI ^UMBERTO I^ E ^DI MARIA^
Sanità
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“Proprio in un momento di così forte preoccupazione per il calo dei donatori in Provincia di Siracusa, dall’Assessorato regionale della Salute giunge la conferma del depotenziamento dei centri trasfusionali degli Ospedali “Umberto I” di Siracusa e “Di Maria” di Avola.
Dai primi di Dicembre, infatti, i centri trasfusionali dei due nosocomi di Siracusa e Provincia dovranno inviare all’Ospedale di Ragusa i campioni di sangue prelevati, dove verranno effettuati tutti i cosiddetti NAT, cioè i test di qualificazione biologica degli emocomponenti e dei donatori”. Lo rende noto, attraverso un’Interrogazione al Presidente della Regione e all’Assessore regionale della Salute, il Segretario della Commissione ‘Servizi Sociali e Sanitari’ dell’Ars, Vincenzo Vinciullo.
“Tale decisione dei vertici regionali della Salute – spiega Vinciullo – oltre a non avere alcun riscontro in termini di risparmi per la Sanità regionale, visto i costi di trasporto dei campioni di sangue,  causa un forte rischio per l’incolumità di coloro che necessitano di questi test e mette in grosse difficoltà gli operatori sanitari. I NAT prevedono, infatti, test per accertare la presenza nel sangue dell’Hiv, dell’epatite e della sifilide ed, inoltre, servono a stabilire i profili di chimica clinica, quali glicemia, sideremia ed altri valori fondamentali per stabilire con urgenza terapie e/o interventi clinici, tutti dati che, ovviamente, devono essere disponibili nello stesso giorno del prelievo, vista la loro mutevolezza ed instabilità giornaliera.
Non si può giustificare in nessun modo un Ente, e per di più pubblico e specifico come l’Assessorato regionale della Salute che, per rimediare ad un pauroso buco economico causato da decenni di incompetenze ed incapacità, ritiene logico mettere a rischio la vita di migliaia di Siciliani che, per il solo fatto di essere residenti in una provincia senza “santi politici protettori”, sono considerati come i “paria” della Sicilia”.

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