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VINCIULLO SULLA VICENDA DEI PRECARI DELLA PROTEZIONE CIVILE

16 Novembre 2011 | by Redazione Webmarte
VINCIULLO SULLA VICENDA DEI PRECARI DELLA PROTEZIONE CIVILE
Attualità
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L’On. Vincenzo Vinciullo, Vicepresidente della Commissione ‘Affari Istituzionali’ dell’Ars, intervenendo, per l’ennesima volta, sulla vicenda dei precari della Protezione Civile, ha dichiarato: “Dopo mesi di discussioni, ragionamenti, incontri, promesse, ripensamenti e un lungo travaglio, finalmente la montagna – Lombardo ha partorito il solito topolino: Una generica promessa che rinvia la soluzione alle ‘calende greche'”. Da anni i lavoratori della Protezione Civile rivendicano il diritto alla stabilizzazione, così com’è avvenuto per gli altri precari impegnati nella Protezione Civile dei Comuni. L’anno scorso – ha continuato l’On. Vinciullo – una legge, voluta fortemente anche dal sottoscritto, aveva previsto la stabilizzazione di questa categoria di lavoratori, ma non sono bastati 360 giorni per risolvere un problema che garantirebbe a 750 famiglie uno stipendio certo e duraturo. Più volte abbiamo ricordato e ribadito il percorso da seguire,  in fretta, senza indugiare e senza tentativi demagogici che, non solo non incantano più i lavoratori, ma che gli stessi non sarebbero disposti ad accettare. Per evitare incomprensioni, ricordiamo, ancora una volta, il percorso che bisogna compiere, poiché, al punto in cui siamo, non basta più un provvedimento della Giunta regionale: occorre ritornare in Aula e presentare un DDL che indichi modalità, tempi, procedure e risorse per procedere alla stabilizzazione di questi lavoratori il cui impegno e il valore è ben noto a tutti. Nelle more dell’approvazione di una legge ad hoc bisognerà, sempre con atto parlamentare, prevedere la proroga dei vecchi contratti inserendo, come condizione imprescindibile, il termine entro il quale deve avvenire la stabilizzazione. Tutti gli altri percorsi – ha concluso l’On. Vinciullo – sono solo fumo negli occhi, inutile perdita di tempo e parole, come nel ritornello della celebre canzone di Mina, volutamente messe in atto per ingannare chi rivendica legittimi diritti consolidati o, ancora peggio, per ergersi a presunto Salvatore della Patria.

 

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