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“VITE VISSUTE, … VITE ABBANDONATE”: IN MOSTRA SCATTI DI VITA DI UN’ESISTENZA EMARGINATA

27 Novembre 2011 | by Redazione Webmarte
“VITE VISSUTE, … VITE ABBANDONATE”: IN MOSTRA SCATTI DI VITA DI UN’ESISTENZA EMARGINATA
Attualità
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“Vite Vissute, . Vite Abbandonate”, così si intitola il reportage fotografico realizzato dal palermitano Luigi Mirto, che da anni, fa parte della “Fondazione Italiana Associazioni Fotografiche” a Torino, ma anche dell’Associazione culturale “Club Imago” di Palermo. Attualmente, oltre all’attività di Architetto Progettista Designer e Consulente Giudiziario, svolge l’attività fotografica professionale ed amatoriale. I 26 scatti che compongono la mostra ospitata nella sala espositiva “Guido Maddaleni” di Augusta, sono stati realizzati in diversi luoghi e strutture della Sicilia: nei locali dell’ex ospedale psichiatrico di Palermo, in case di cura  e comunità, abitazioni private per strada. Ovunque le stesse sono le espressioni di gioia improvvisa, senza ragione apparente, o di dolore, di sguardi fissi, attoniti, persi nel vuoto. Ovunque le stesse sono le emozioni, la paura e lo sconforto, il bisogno di una carezza, di una voce amica. Si tratta di fotografie che raccontano un istante di vita reale, scattate prima dell’entrata in vigore della legge 180, nota come legge Basaglia dal nome del suo ispiratore, che poneva fine all’era dei manicomi, luoghi di sofferenza per eccellenza, ma anche rifugio di una condizione esistenziale alienata, fuori dai canoni di una normalità alienante. Persone costrette a vivere nascoste ed emarginate da tutto e da tutti, per colpa di una società che non è mai riuscita ad accettare la loro sofferenza, il loro dolore, la solitudine e l’abbandono cui sono costretti. Le fotografie, tutte rigorosamente in bianco e nero ed accompagnate da un titolo, raffigurano soggetti sia in ambienti esterni che all’aperto. La scelta espressiva del bianco e nero abilmente dosato, contribuisce a trasmettere il senso di un dramma che si consuma ogni giorno. Sono foto “forti” che ritraggono persone che non riescono più a vivere nella “normalità” e che  vivono alla giornata, senza uno scopo nella vita. <>. L’autore ha coinvolto il pubblico di partecipanti alla mostra, attraverso un percorso fotografico guidato e narrato, che ha consentito di comprendere al meglio gli scatti: persone sedute sulle panchine o su un’aiuola, sotto un albero, in giro tra i vicoli, degli autolesionisti, una persona che stringe una bambola di pezza credendo che sia il figlio morto, una persona che durante tutto il giorno faceva calcoli matematici. Le foto, a detta di Mirto, sono state scattate in analogico nel corso di vari anni. Per realizzare tale reportage fotografico, l’autore ha dovuto mescolarsi tra i cosiddetti “malati di mente”, indossare i loro panni per poter essere accolto. << Sono riuscito a fare amicizia con loro per fargli capire a cosa sarebbero servite le mie foto, cioè a testimoniare la loro condizione. Nonostante tutto con quelle persone ho trascorso dei bei momenti. Le mie non sono foto rubate, c'è complicità, siamo entrati in sintonia. Alcuni soggetti erano persino molto contenti di essere posti all'attenzione, di essere presi in considerazione>>. Gli scatti forniscono la testimonianza diretta di una tematica molto delicata. L’incontro del presidente dell’APF, Romolo Maddaleni, con la fotografia di Mirto è stato del tutto casuale sul web, qualche settimana fa.  <> dichiara Maddaleni. E’ la seconda mostra per esterni allestita nella sala. Presente all’evento, il Vice sindaco Geraci che commenta: <>. Le immagini del reportage verranno raccolte in un libro dal titolo omonimo “Vite vissute, . Vite Abbandonate”. ILENIA FERRAGUTO

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