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WE LOVE SUD, CONVEGNO CON IL MINISTRO

WE LOVE SUD, CONVEGNO CON IL MINISTRO
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Una possibile strategia per rilanciare il Sud e lo sviluppo della Sicilia è stata suggerita ieri pomeriggio al convegno “We Love Sud”, al castello Maniace a Siracusa, dal presidente regionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria Sicilia, Giorgio Cappello. Ribadendo che “i Giovani Imprenditori non vogliono essere collusi con un sistema sbagliato”, Cappello ha invitato a puntare sullo sviluppo sostenibile. “Credo debbano essere evitati errori che finora si sono commessi. Occorre invece puntare su settori ad alto valore aggiunto, con una forte componente di ricerca e di innovazione. Dobbiamo imboccare la strada dello sviluppo sostenibile, di un’economia rispettosa dei territori, della salute dei cittadini, della tutela dell’ambiente. Penso ad esempio al settore delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica che ritengo siano ancora tutte da esplorare e le cui potenzialità crescono di anno in anno in maniera esponenziale”. E per “volere bene al Sud”, il presidente Cappello ha ipotizzato un percorso ben delineato che ha trovato immediatamente l’interesse dei presenti, tra cui il presidente nazionale dei Giovani Imprenditori, Federica Guidi, il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, l’assessore regionale Marco Venturi. “Le imprese e i cittadini del Mezzogiorno hanno bisogno di più “capitale sociale” e non solo di “capitali”. E hanno bisogno anche di una classe dirigente capace di progettare il futuro, il Mezzogiorno del 2020, attraverso un grande e condiviso progetto di riqualificazione dei territori con città ecosostenibili per affrancarsi da quel blocco sociale che da decenni imprigiona il Sud nelle sue contraddizioni e non gli consente di liberare le grandi potenzialità inespresse e da più parti riconosciute. Per far ciò  dobbiamo invertire la rotta. La classe dirigente deve saper coltivare un ambizioso progetto avveniristico, capace di rompere con i vecchi schemi. Finora si è fallito sulla programmazione comunitaria. I fondi comunitari utilizzati non hanno permesso di ridurre i divari di crescita con le regioni del Nord Italia”.  

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