Non ci sarà nessuna celebrazione religiosa in occasione della sepoltura del boss mafioso catanese Nitto Santapaola, morto a 87 anni a Milano dove era detenuto nel carcere di Opera da 33 anni in regime di 41 bis.
A disporlo è stato l’arcivescovo di Catania Luigi Renna, dopo che il questore di Catania, Giuseppe Bellassai, aveva vietato funerali sia pubblici che privati per ragioni di ordine pubblico.
Monsignor Renna ha spiegato le ragioni della decisione, in un’intervista al quotidiano cattolico Avvenire.
“Le ragioni sono di opportunità, per quello che può diventare una celebrazione esequiale di un boss mafioso, ossia una celebrazione della persona a prescindere dal suo vissuto.
Si trasformerebbe senza dubbio in un momento nel quale gli verrebbero resi onori, si manifesterebbe cordoglio ai suoi familiari con forme che possano rasentare conferme di alleanze antiche o nuove.
Insomma, non sarebbe una celebrazione per pregare per la persona e affidarla alla misericordia di Dio.
Già in condizioni normali alcune persone accompagnano il corteo funebre con sparo di petardi o cantate di neo-melodici, figuriamoci cosa accadrebbe nel funerale di un noto boss.
Una celebrazione del genere non solo stravolgerebbe il senso del funerale cristiano, ma diverrebbe una contro testimonianza”.
Monsignor Renna aggiunge che la preghiera non deve mancare, ma deve essere privata e senza pubblicità.
“La misericordia di Dio si chiede nella preghiera di suffragio e nella celebrazione eucaristica, o con opere di carità che vanno vissute nel segreto.
In circostanze come queste la preghiera non deve mancare, ma in forma strettamente privata e senza alcuna pubblicità previa né postuma, e solo se la famiglia lo chiede.
La pietà va esercitata anche verso chi è stato vittima di queste persone e ancora attende giustizia.
Il Signore solo conosce quello che è avvenuto nella coscienza dei malavitosi negli ultimi istanti della loro vita: questo ci basta, senza dover indagare, giustificare, ostentare, presumere”.
Dopo la morte di Santapaola, nei social era comparsi numerosi messaggi, poi fatti rimuovere dalla commissione antimafia, che lo celebravano come “il re di Catania” e ne chiedevano la protezione dall’alto.
Ma a fare discutere erano state soprattutto le affermazioni di don Benedetto Sapienza, parroco del quartiere San Cristoforo, dove il boss mafioso ha frequentato l’oratorio dei Salesiani.
“Il nostro Benedetto Santapaola, che ha studiato ai Salesiani, era devoto della Madonna, di San Giuseppe e di Sant’Agata.
Se ne parla ancora. È una persona che per il quartiere ha fatto la storia, seppure in negativo”.
Affermazioni che avevano suscitato l’immediata reazione dell’arcivescovo Renna.
“Sono dichiarazioni assolutamente non condivisibili, quando si dice che Santapaola ha fatto la storia, perché tale storia è antistoria, regresso della città, disseminata di morte di tanti uomini giusti e difensori dello Stato.
Di queste dichiarazioni è stato informato l’ispettore dei Salesiani, che è intervenuto richiamando fraternamente, ma con fermezza, il sacerdote”.
Iscriviti al Canale WhatsApp di Webmarte TV in modo semplice e veloce.
Clicca qui per entrare nel canale e quindi premi il pulsante in alto a destra “Iscriviti”.
Non riceverai notifiche, ma potrai consultare i nostri articoli aggiornati quando vorrai












