Il repulisti dentro Fratelli d’Italia avviato dopo la sconfitta al referendum sulla magistratura, potrebbe arrivare anche in Sicilia e in particolare ai vertici politici della Regione.
Se la presidente del Consiglio Giorgia Meloni finora non ha preso posizione sulle vicende siciliane, le dimissioni della ministra Santachè, del sottosegretario alla Giustizia Dalmastro e della capo di gabinetto Bertolozzi, che è di Gela, fanno pensare che l’onda lunga del piazza pulita non potrà risparmiare l’isola.
In Sicilia sono infatti indagate due figure di primo piano di FdI, il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata.
La Meloni, secondo quanto ha scritto Mario Barresi qualche giorno fa su La Sicilia, avrebbe per il momento preso le distanze da quanto accade ai fratelli siciliani.
“Voglio restare distante da questi casini, abbiamo altro a cui pensare”.
Ma tutto lascia pensare che si tratti solo di un rinvio.
Il commissario regionale di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella, inviato da Giorgia Meloni proprio per mettere ordine nel partito, qualche giorno fa ha dichiarato che anche in Sicilia potrebbe essere applicato lo stesso criterio romano per gli indagati del partito, cioè le dimissioni.
Il presidente Galvagno è accusato di corruzione, peculato, truffa e falso ideologico, per il finanziamento con fondi regionali di una serie di eventi.
Il 4 maggio comincerà il processo per corruzione, peculato e truffa, reati contestati dalla procura di Palermo, per l’assessore regionale al Turismo, Elvira Amata,
Galvagno ha sottolineato come il suo ruolo sia diverso da quello della collega di partito.
“La mia e quella della Amata però sono due fattispecie differenti io rappresento il Parlamento, lei il governo regionale. In tutti i casi sento molto l’appartenenza a questo partito e quindi non avrei difficoltà alcuna di nessun genere”.
Il presidente dell’Ars ha quindi ribadito la sua disponibilità a dimettersi dalla carica.
“Sento molto l’appartenenza a questo partito”
Se quindi sono disposto a fare un passo indietro? Assolutamente sì, ci mancherebbe”.
Ad arricchire, o forse sarebbe meglio dire impoverire, il quadro della questione morale nei Fratelli di Sicilia c’è il caso del deputato di Agrigento alla Camera Lillo Pisano, accusato nei giorni scorsi per truffa aggravata e peculato nell’ambito di un’inchiesta dalla Procura di Agrigento su presunte spese gonfiate legate ai grandi eventi.
Per non dire del caso sui contributi regionali che ha coinvolto Auteri, quando il deputato regionale di Sortino oggi Dc era vice capogruppo all’Ars di FdI, o delle accuse al vice capo gruppo in Commissione Bilancio alla Camera e leader del partito nel siracusano, Luca Cannata, che avrebbe preteso ‘mancette’ dagli assessori e dal presidente del Consiglio comunale quando era sindaco di Avola.
Senza trascurare infine le dimissioni, l’estate scorsa, dell’ex vice presidente del gruppo parlamentare alla Camera Manlio Messina, che non risulta indagato in nessuna inchiesta, che era stato assessore regionale al Turismo nella giunta dell’attuale ministro Musumeci.
Dopo l’avviso di garanzia a Pisano, che è stato funzionario e poi vice capo di gabinetto vicario dell’allora assessore regionale al Turismo, quest’ultimo nel suo profilo social ha pubblicato un post con una frase sibillina.
“Chi di spada ferisce di spada perisce…eh già già!?”
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