La domanda è di quelle che sorgono spontanee a chi segue la politica regionale: ci sarà un dopo Cuffaro nella Democrazia Cristiana?
A giudicare da quanto è successo ieri a Roma, nel Consiglio nazionale del partito convocato per eleggere il nuovo segretario dopo le dimissioni di Cuffaro, il partito travolto dalle inchieste giudiziarie di ottobre scorso, dovrà faticare parecchio per costruirsi un futuro.
Ieri in fatti, dopo sei ore di una riunione che i ben informati raccontano dai toni molto accesi, si è rinviato tutto ad una prossima convocazione che dovrebbe essere tra 15 giorni.
Assenti tutti i parlamentari regionali del partito, la riunione è stata aggiornata a causa della mancanza del numero legale dei componenti, erano infatti presenti solo 33 consiglieri su 102.
Il vice segretario Gianpiero Samorì, che guida il partito dopo le dimissioni di Totò Cuffaro, nei giorni scorsi ha sospeso dal partito e da ogni funzione il segretario regionale siciliano Stefano Cirillo, per questioni di natura contabile, legate alla gestione dei conti correnti regionali del partito.
Ieri, alla richiesta di elezione di un segretario indicato dal gruppo dirigente siciliano, Samorì ha risposto con la proposta di nominare due vicesegretari indicati dal gruppo, che lo avrebbero affiancato fino al congresso previsto per giugno. La proposta è stata respinta e la riunione è stata aggiornata.
Dopo la bufera giudiziaria che ha travolto i vertici siciliani, il presidente della Regione Schifani ha revocato le nomine ai due assessori Messina e Alfano, sebbene non fossero in alcun modo coinvolti nelle indagini.
Un tentativo di sottolineare l’impronta morale di un governo, anche se lo stesso presidente ha negato che ci sia una questione morale generalizzata.
Schifani aveva definito in un’intervista la decisione: “un atto dovuto, irrinunciabile e inevitabile”.
All’osservazione che c’è il rischio che si applichino due pesi e due misure, considerato che in giunta rimangono l’assessora meloniana Amata, indagata per corruzione, e il vicepresidente leghista Sammartino, a processo per corruzione, Schifani ha risposto:
“L’inchiesta coinvolge direttamente i vertici del partito e il suo fondatore, ipotizzando l’esistenza di un sistema di gestione finalizzato a commettere reati.
Ripeto: alla Dc vengono contestati reati di un “sistema partito” nei confronti dei cui vertici è stato richiesto l’arresto a causa della gravità degli elementi di accusa raccolti.
Gli altri sono comportamenti che fanno riferimento ai singoli assessori. Si tratta, quindi, di due livelli completamente distinti”.
La scelta di Schifani era stata approvata dal Presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, di FdI anche lui coinvolto in una indagine per i finanziamenti regionali.
Intanto l’agenda del governo regionale e della maggioranza che lo sostiene si divide tra appuntamenti politici e giudiziari.
Già nei prossimi giorni al Tribunale di Palermo sono previsti due appuntamenti importanti.
Martedì prossimo il Gip dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per l’assessora regionale al turismo Elvira Amata, accusata di corruzione, e per l’imprenditrice a Marcella Cannariato.
Il 21 gennaio toccherà al presidente Galvagno, accusato di corruzione, peculato, truffa e falso ideologico, presentarsi davanti al Gip che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio, assieme ad altre 5 persone tra cui l’ex portavoce del politico, Sabrina De Capitani, e la stessa Caterina Cannariato.
È invece fermo il processo a carico dell’assessore all’Agricoltura e vicepresidente della Regione Diego Sammartino, uomo forte della Lega in Sicilia, coinvolto nell’inchiesta Pandora, per la quale è stato rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione.
Il processo è bloccato in attesa che la Corte Costituzionale si esprima sul conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato promosso dal Senato, in merito alla legittimità delle intercettazioni, e di conseguenza della loro utilizzabilità, considerato che furono effettuate nella segreteria politica che Sammartino condivide con la compagna, l’allora senatrice e oggi deputata Valeria Sudano.
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