Finanzieri del comando provinciale di Catania, sotto il coordinamento della Procura etnea, hanno dato esecuzione nelle province di Catania, Palermo, Siracusa e Parma, con il supporto del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo e della Tenenza di Fidenza (Pr), a un’ordinanza con cui il Tribunale etneo – sezione Misure di Prevenzione – ha disposto l’applicazione della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria, per la durata di un anno nei confronti della società Europa servizi terminalistici S.r.l. (Est).
È una società con sede legale a Palermo, che opera nel settore della gestione, deposito, trasporto, spedizione e movimentazione di container e merci nell’ambito degli scali portuali di Catania, Palermo, Augusta, Trapani e Termini Imerese.
L’amministrazione giudiziaria è una misura che non comporta il sequestro della società, volta a proteggere realtà imprenditoriali dalla contiguità con organizzazioni criminali, sostituendo temporaneamente i gestori con amministratori nominati dall’autorità giudiziaria.
Il provvedimento giudiziario si pone a completamento dell’operazione convenzionalmente nota come “Lost & found ” che, all’esito di una complessa indagine condotta, sotto l’egida di questo ufficio, da unità specializzate del Nucleo di polizia economico finanziaria di Catania, aveva portato nei primi mesi del 2025 all’emissione e all’esecuzione di un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale locale, con cui sono state applicate misure cautelari personali (la detenzione in carcere) nei confronti di 6 persone, ritenute responsabili di un’intensa attività di narcotraffico con importazioni dall’estero.
In quel contesto investigativo, ferma restando la presunzione di innocenza fino a sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità, sono state raccolte molteplici evidenze indiziarie anche a riscontro delle dichiarazioni rese da due collaboratori di giustizia, già esponenti di spicco, rispettivamente, dei clan mafiosi degli “Strano” di Monte Po’ e dei “Cappello” di Catania, i quali avevano indicato il porto etneo quale punto terminale di arrivo di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, sfruttando le movimentazioni commerciali in ingresso in quell’area.
È stato inoltre riferito che al suo interno avrebbero operato affiliati al clan “Pillera-Puntina” i quali, a fronte di un compenso pari al 30-40% del quantitativo, avrebbero, nel tempo, favorito l’ingresso e la successiva esfiltrazione di sostanza stupefacente giunta a bordo di navi cargo provenienti dal Sud-America.
Sebbene le informazioni riferite dai collaboratori di giustizia non avessero mai trovato conferma prima di tale operazione della Guardia di finanza, i laboriosi approfondimenti svolti dalle Fiamme gialle catanesi sotto la direzione della Procura etnea hanno permesso per la prima volta di fare piena luce sulle dinamiche criminali all’interno del porto etneo.
In particolare, è stata individuata la figura di Angelo Sanfilippo (classe 1966), gravato da condanna per narcotraffico, e dei tre figli, tra cui Melino Sanfilippo, tutti operanti nel sedime portuale di Catania in qualità di dipendenti della Società europea servizi terminalistici srl, che gestisce i servizi di logistica e di movimentazione delle merci al porto di Catania.
Inoltre è emerso dalle indagini a livello di gravità indiziaria che Angelo Sanfilippo avrebbe avuto rapporti con esponenti di spicco del clan Pillera/Puntina e, in particolare, con Angelo Di Mauro, detto “veleno”, già condannato per associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti con sentenza del Gip di Catania del 17 dicembre 2007.
Le investigazioni avrebbero permesso inoltre di accertare la sistematica operatività di Angelo Sanfilippo nel settore del narcotraffico e quanti lo avrebbero coadiuvato, definendone i rispettivi ruoli. A tal riguardo, sarebbero stati acquisiti gravi elementi indiziari con riferimento ad almeno tre episodi di importazione di ingenti quantitativi di cocaina, per un peso complessivo di oltre 215 kg, oltre a un’iniziativa, non concretizzatasi, volta a introdurre una partita di droga di 300 kg.
A seguito dell’esecuzione di tali arresti, sono stati effettuati specifici approfondimenti investigativi sul ruolo dei Sanfilippo all’interno della Est s.r.l., rilevando innanzitutto l’esistenza di un rapporto consolidato e datato nel tempo tra il dipendente storico della società, Angelo Sanfilippo, contiguo al clan Pillera-Puntina, e la direzione aziendale.
Sarebbe poi emerso per come ricostruito dallo stesso Tribunale di Catania, come la società destinataria del provvedimento “non sia rimasta estranea al contesto criminale” ma “si è inserita, anche attraverso l’inerzia o la tolleranza dei propri assetti gestionali, in un meccanismo agevolativo stabile“, che ha rafforzato la capacità operativa di soggetti appartenenti o contigui a sodalizi mafiosi e ne ha favorito l’attività di traffico internazionale di stupefacenti.
Secondo il Collegio, il descritto “fattore oggettivo di agevolazione” si ricaverebbe da un quadro indiziario grave, preciso e concordante basato su una serie di elementi: in primo luogo la presenza stabile all’interno dell’organizzazione aziendale di soggetti inseriti organicamente in contesti mafiosi, con mansioni operative strategiche nell’area portuale. Sia Angelo Sanfilippo sia i figli risultano dipendenti della società, in grado di ingerirsi nelle scelte decisionali dell’impresa.
Le strutture aziendali e le aree operative sarebbero state inoltre utilizzate per agevolare l’ingresso, l’occultamento e il recupero di carichi di sostanza stupefacente, avendo la possibilità di localizzare e manipolare i container contaminati con il narcotico per estrarne il prezioso carico illecito ed esfiltrarlo dal porto, come ricavato dalle numerose intercettazioni e dai riscontri investigativi eseguiti.
Altro elemento di particolare rilievo emerso dalle investigazioni era il sostegno economico che sarebbe stato fornito dall’impresa a favore dei Sanfilippo attraverso il pagamento di spese legali per vicende estranee all’ambito lavorativo ovvero l’erogazione indiretta di somme di denaro sotto forma, ad esempio, di emolumenti stipendiali al capostipite anche nei periodi di detenzione o di assenza dal lavoro.
Tale “libertà d’azione” assicurata alla famiglia Sanfilippo e, in particolare ad Angelo, contiguo al clan Pillera-Puntina, avrebbe di fatto consentito di curare gli interessi criminali del sodalizio mafioso nel settore degli stupefacenti, potendo sfruttare la posizione rivestita all’interno dell’area portuale e la sua influenza nell’ambito della società.
Alla luce delle evidenze indiziarie acquisite dal Nucleo Pef – Gico, il Tribunale etneo – Sezione Misure di prevenzione, su proposta della Procura di Catania, ha dunque ritenuto necessario un intervento idoneo a interrompere ogni canale di condizionamento, disponendo, come misura alternativa al sequestro di prevenzione, l’applicazione della misura della “amministrazione giudiziaria” della Europea Servizi Terminalistici Srl per un anno al fine di rimuovere efficacemente le criticità rilevate per il risanamento e la restituzione dell’attività economica alla proprietà aziendale in un contesto di legalità.
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