Due anni di reclusione, con sospensione condizionale della pena e della patente di guida per un anno.
E’ la sentenza di patteggiamento -arrivata dopo accordo tra imputato e pubblico ministero- pronunciata nei giorni scorsi dal gip del Tribunale di Siracusa nei confronti di E. S. di 45 anni, accusata di omicidio stradale e omissione di soccorso per la morte di Giuseppe Riera.
Il ciclista di 73 anni morì il 31 gennaio dell’anno scorso, dopo oltre due mesi di ricovero in una clinica specializzata di Bologna, dopo essere stato investito il 14 novembre del 2024 lungo la strada provinciale 3 Augusta-Villasmundo, nei pressi di contrada Vignali.
Stava pedalando con la sua bici intorno alle 8 quando venne colpito da un’auto che procedeva nella stessa direzione. L’urto sarebbe avvenuto durante un sorpasso non consentito e a una velocità superiore ai limiti previsti, con conseguenze gravissime per il ciclista che rovinò sull’asfalto.
La conducente si allontanò senza fermarsi a prestare soccorso e a lei si risalì durante le indagini degli agenti del commissariato di Augusta che rinvennero sul luogo dell’incidente alcune parti dello specchietto retrovisore dell’auto investitrice.
Quando la coppia, che era a bordo, fu rintracciata, poche ore dopo, il componente danneggiato era già stato sostituito.
Grande l’amarezza per la sentenza della moglie dell’uomo, Francesca Salamone, che si è costituita parte civile e che sui social ha pubblicato un lungo post in cui parla di una “(non) giustizia fallimentare nella quale avevo ingenuamente creduto e sperato per quasi due anni. Sapevo che la pena non sarebbe mai stata adeguata alla gravità del crimine commesso, ma neanche così ridicola”.
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