Proseguono le indagini sulla morte di due detenuti nel carcere di Augusta, avvenuta nelle scorse ore e, secondo le prime informazioni, riconducibile a una presunta overdose.
Come avviene in circostanze analoghe, la magistratura ha immediatamente avviato gli accertamenti necessari per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e accertare eventuali responsabilità.
La vicenda riporta al centro del dibattito il tema dell’introduzione di sostanze stupefacenti all’interno degli istituti penitenziari, una problematica che continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema carcerario.
«Si fa tanto nella lotta al contrasto, ma non è mai abbastanza a causa delle poche risorse umane», ha dichiarato Salvatore Gagliani, segretario provinciale del (Sappe) Sindacato autonomo polizia penitenziaria, intervenendo dopo la notizia del decesso dei due reclusi.
Il sindacalista ha evidenziato come la grave carenza di organico e l’evoluzione tecnologica incidano in modo significativo sulle possibilità di introdurre oggetti e sostanze non consentite all’interno delle strutture detentive.
«Un tempo, con le sentinelle, era più difficile utilizzare i droni», ha osservato, sottolineando come oggi l’impiego di mezzi tecnologici sempre più sofisticati renda più complesse le attività di vigilanza e controllo.
L’eventuale consumo di sostanze stupefacenti in cella, è stato ribadito, presuppone comunque che la droga riesca a superare i controlli all’ingresso dell’istituto.
Nonostante ciò, il personale della Polizia penitenziaria è impegnato quotidianamente in attività di prevenzione e repressione, con sequestri ripetuti di stupefacenti e telefoni cellulari rinvenuti all’interno della struttura.
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