Ad Avola è scontro sulle dimissioni, poi revocate, del consigliere comunale Tullio Urso, vicino alla sindaca Cannata, protagonista la scorsa settimana di una colluttazione con un dipendente in un ufficio del Comunale.
Dopo che la vicenda aveva suscitato indignazione in città e non solo, il consigliere Urso aveva presentato le proprie dimissioni dalla carica.
Successivamente però, dopo una riappacificazione sancita dalla classica stretta di mano, Urso era tornato sui suoi passi e aveva ritirato le dimissioni.
Ma il Testo unico degli enti locali, all’articolo 36, prevede che le dimissioni di un consigliere “sono irrevocabili, non necessitano di presa d’atto e sono immediatamente efficaci”.
Nel corso della seduta del Consiglio comunale del 9 marzo, il presidente Salvatore Coletta, che è anche commissario provinciale di Fratelli d’Italia, comunicava l’inefficacia delle dimissioni, per il mancato rispetto di quanto previsto dallo stesso articolo del Tuel, nella parte in cui è scritto che le dimissioni “devono essere presentate personalmente ed assunte immediatamente al protocollo dell’ente nell’ordine temporale di presentazione. Le dimissioni non presentate personalmente devono essere autenticate ed inoltrate al protocollo per il tramite di persona delegata con atto autenticato in data non anteriore a cinque giorni”.
In un comunicato, il Partito democratico di Avola parla di “dimissioni fake” e definisce la sindaca Rossana Cannata “inadeguata”.
In un comunicato, il Partito democratico di Avola ha parlato di “dimissioni fake” e definiso la sindaca Rossana Cannata “inadeguata”.
“Ammannisce per i cittadini una storiella da libro cuore, secondo la quale tra il consigliere Urso e lo sfortunato dipendente comunale con cui ha litigato una stretta di mano avrebbe posto fine alle motivazioni della rissa”.
“Ancorché vera la pace tra i due litiganti, vittima e aggressore, poco importa.
È grave invece che le dimissioni di Urso siano state presentate in modo da rappresentare un colpo di teatro: senza il rispetto della specifica normativa che ne disciplina la modalità d’inoltro, in modo da non consentirne l’accettazione immediata”.
Per il Pd questo ha consentito all’interessato, probabilmente ben consigliato anche da lontano, di meditare sull’atto che stava compiendo e dichiararsi pentito della rissa che aveva provocato, al punto da convincerlo a ritirare le finte dimissioni.
Il Pd accusa la sindaca di essere “incapace di assumere una decisione adeguata sulla vicenda, aprendo un’indagine interna a tutela dell’incolumità sul lavoro dei propri dipendenti, per la
ricerca della chiarezza delle responsabilità e la proposizione di opportune misure ai danni del recidivo Urso, manifesta la propria debolezza nel gestire situazioni in cui la chiarezza è d’obbligo”.
La sindaca ha replicato alle accuse contenute nel comunicato, che ha definito “carico di insulti e slogan e povero di verità e di rispetto istituzionale”.
“Definire ‘farsa’ una vicenda istituzionale, parlare di ‘dimissioni fake’, evocare scenari di ‘squadrismo’ e accusare di ‘rissa insabbiata’ non è critica politica: è un linguaggio aggressivo e evidentemente irrispettoso che si qualifica da sé”.
Dopo aver ribadito la correttezza della procedura che ha portato a ritenere inefficaci le dimissioni del consigliere Urso, Cannata accusa il Pd di parlare di legalità dopo avere assistito in silenzio a vicende ben più gravi.
“O, meglio ancora, che abbia dimenticato di essere stato protagonista di episodi con sedie in mano, video e foto inequivocabili in aula consiliare, davvero da ‘far west’, e oggi cerchi di trarne vantaggio usando toni offensivi e caricature politiche che non fanno di certo onore al circolo.
Quanto alle accuse di ‘inadeguatezza’, francamente colpisce che provengano proprio da chi dimostra, ancora una volta, di non avere la misura e il rispetto delle istituzioni.
Continuerò a fare quello che i cittadini mi hanno chiesto: amministrare con serietà, nel rispetto delle regole e con l’unico interesse della città di Avola”.
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