Devono rispondere di omicidio, soppressione di cadavere, porto abusivo di armi e danneggiamento seguito da incendio i due uomini arrestati dai carabinieri del comandi provinciali di Catania e Siracusa, con i colleghi del comando di Vibo Valentia e del Ris di Messina, nell’ambito delle indagini su un omicidio avvenuto nel gennaio di quest’anno.
Si tratta di Pietro Catanzaro, di 35 anni, figlio di Giovanni, considerato dagli inquirenti “esponente apicale dei Cappello-Bonaccorsi”, e di Danilo Sortino, 22enne di Lentini. Nei loro confronti il gip del tribunale di Catania, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere
I reati sono tutti aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso.
La vittima si chiamava Salvatore Alfio Privitera e fu ucciso la sera del 5 gennaio scorso. Alla base dell’omicidio, secondo gli investigatori, ci sarebbero dei contrasti nel traffico di droga tra la vittima e uno dei due presunti esecutori del delitto, figlio di un esponente di spicco del clan mafioso catanese Cappello-Bonaccorsi.
Il corpo carbonizzato di Privitera fu ritrovato nelle campagne di Carlentini la mattina del 6 gennaio, all’interno della sua auto.
Determinante per le indagini, condotte sul campo dai carabinieri, l’analisi dei sistemi di tracciamento e dei dati Gps dell’auto della vittima, che hanno consentito di individuare con precisione l’area nella quale si sarebbe consumato l’omicidio: vicino alla spiaggia accanto al complesso residenziale “Villaggio ippocampo di mare” di Catania.
Qui i carabinieri delle sezioni Investigazione scientifiche di Catania e Siracusa, insieme con i colleghi del Ris di Messina, hanno trovato diverse tracce di sangue riconducibili ad uno scontro fisico, oltre ad una ciocca di capelli e ad una collana in oro e un bossolo di fucile calibro 12.
Secondo la procura di Catania Privitera è stato ucciso a Catania con un colpo di fucile alla nuca e i due arrestati avrebbero tentato di eliminare le tracce appiccando un fuoco proprio sul luogo del delitto, ma successivamente avrebbero caricato il cadavere nell’auto della vittima per trasportarlo nelle campagne di Carlentini.
Una volta giunti sul posto, in contrada San Demetrio, avrebbero incendiato l’auto della vittima con il corpo all’interno. Subito dopo Sortino, secondo quanto ricostruito dalla Procura, avrebbe cambiato sim e cellulare, facendo perdere le proprie tracce, ma è stato localizzato e arrestato in provincia di Vibo Valentia. L’ascolto di alcuni testimoni e l’analisi di diversi filmati provenienti da telecamere di sorveglianza ha consolidato il quadro accusatorio verso i due.
Alla base del delitto, quindi, dei dissidi tra Catanzaro e Privitera per questioni attinenti al traffico di droga ma anche per dei debiti nati nell’ambito del gioco d’azzardo.






















