Appena una settima fa il fondatore di Controcorrente, Ismaele La Vardera, si è autocandidato alla presidenza della Regione alle elezioni dell’anno prossimo.
La Vardera si propone come il candidato alternativo al centrodestra, quello che sfiderà, salvo colpi di scena, l’attuale presidente Schifani.
Le razioni all’annuncio sono state diverse tra i leader departiti di quello che si voleva fosse il campo largo, che sembra restringersi ogni giorno di più.
Il segretario regionale di Sinistra Italiana Avs, Pierpaolo Montalto, si è detto entusiasta della candidatura di La Vardera, aggiungendo che lui preferisce la definizione di campo progressista.
Decisamente più tiepida la reazione del segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo.
“A me piace chiamarlo centrosinistra! Qualche settimana fa Ismaele La Vardera ha abbandonato il tavolo, per costruire candidature autonome e alternative al centrosinistra nei Comuni al voto. Ed è quello che sta facendo. In alcuni Comuni ha già la sua candidatura alternativa: Messina, Milazzo, Bronte, etc…”.
Non fa salti di gioia nemmeno il coordinatore regionale del M5s Nuccio di Paola.
“Io auspico che il M5s possa mettere in campo un nome che lavori e inizi a girare la Sicilia parallelamente a La Vardera”.
Le dispute nominalistiche sono del resto una delle passioni dello schieramento.
Ricordiamo infatti le discussioni accese sul fatto che tra le parole centro e sinistra ci dovesse essere o meno il trattino.
Quel famigerato trattino che il progetto del Partito democratico di Veltroni puntava a seppellire una volta per tutte, con la fondazione di un partito unico a vocazione maggioritaria che metteva assieme le forze riformiste di matrice cattolica, laica, ambientalista e socialista.
Ma il progressivo spostamento su posizioni radicali del Pd, accusato da una parte della base storica del suo elettorato di non essere abbastanza di sinistra, ha portato al sostanziale fallimento del progetto veltroniano con il progressivo abbandono delle classi più moderate e con auna rincorsa sempre più accentuata delle posizioni più estreme degli alleati alla sua sinistra.
Di allargare la coalizione a gruppi provenienti dallo schieramento opposto Avs e Controcorrente non vogliono proprio sentir parlare.
E il trattino è diventato un muro.
Con buona pace dell’elettorato di ispirazione moderata che, ripudiato di fatto dall’area progressista ha trovato rifugio nei partiti più centristi del più accogliente centrodestra, meno esigente riguardo il dna dei suoi sostenitori.
Intanto tra tre mesi si voterà per le amministrative in 61 comuni siciliani tra cui Augusta, dove il campo largo, o progressista che sia, è andato in frantumi.
La presentazione della candidatura a sindaco da parte di M5s e Avs, se da un lato ha rilanciato i pentastellati locali che hanno di fatto preso la guida della coalizione, ha messo nell’angolo il Partito democratico.
Chiuso in un assordante silenzio il Pd sembra incapace di scegliere di fronte al bivio in cui si trova.
Accettare l’invito di Avs e M5s e accodarsi alla coalizione che sosterrà Salvo Pancari nella corsa di maggio, o andare con un proprio candidato, provando ad allargare a qualche lista moderata, con l’obiettivo di costringere l’uscente Di Mare al ballottaggio?
Nel primo caso si tratterebbe, al punto in cui siamo, di un ritorno a capo chino sui propri passi, una vera e propria Canossa, nel secondo di una scelta azzardata ma coraggiosa che potrebbe alla fine essere premiata dall’elettorato.
Intanto i giorni passano e l’ipotesi di una vittoria clamorosa del centrodestra si fa sempre più concreta.
Va ricordato per accedere al cosiddetto ‘diritto di tribuna’, per essere cioè nominato consigliere comunale, il sindaco miglior perdente deve ottenere almeno il 20% dei voti utili, e a sentire gli umori in città, ad oggi l’obiettivo è tutt’altro che scontato.
Sul fronte opposto, la rielezione plebiscitaria dell’attuale sindaco Di Mare, riteniamo che non solo lascerebbe l’attuale opposizione in macerie, anche in vista delle prossime elezioni regionali e politiche, ma non farebbe bene, ci permettiamo di osservare, neanche allo stresso centrodestra.
La presenza di una opposizione significativa e intelligente è nell’interesse, oltre che della democrazia, della dialettica politica e della buona amministrazione.
Una vittoria troppo netta finirebbe paradossalmente per provocare tensioni nella stessa maggioranza, con ambizioni e pretese che diventerebbero difficili da gestire, e spingere il sindaco verso una possibile deriva solipsista di cui si coglie già qualche segnale.
Iscriviti al Canale WhatsApp di Webmarte TV in modo semplice e veloce.
Clicca qui per entrare nel canale e quindi premi il pulsante in alto a destra “Iscriviti”.
Non riceverai notifiche, ma potrai consultare i nostri articoli aggiornati quando vorrai.











