È alla deriva al largo delle coste di Linosa, la Artic Metagaz, la nave russa lunga 277 metri che trasporta gas naturale liquefatto, colpita 10 giorni fa da un attacco con droni non rivendicato, a circa 50 miglia a sud di Capo Passero.
La nave, che si trova in acque internazionali, a 26 miglia ovest di Linosa, tende a scarrocciare verso nord, quindi verso le coste siciliane, con a bordo circa 900 tonnellate di gasolio e soprattutto due serbatoi di gas liquefatto da 60mila tonnellate.
Dopo l’evacuazione dei 30 membri dell’equipaggio, tutti russi, portati in salvo dei servizi di salvataggio maltesi e russi, la nave è senza controllo, ma costantemente monitorata costantemente dalla Marina militare, da mezzi antinquinamento del MASE e da un aereo della Guardia Costiera.
Le autorità di Malta hanno ordinato a tutte le navi in transito di restare a una distanza di almeno cinque miglia.
Una fuoriuscita del carico potrebbe generare un disastro ambientale di enormi proporzioni: nubi criogeniche capaci di asfissiare la vita marina, incendi difficilmente controllabili, grave inquinamento delle acque e dell’atmosfera.
Il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, si è detto rassicurato per il fatto che la situazione è governata dalle autorità italiane.
La Russia ha accusato l’Ucraina di aver compiuto un “attacco terroristico” contro la Arctic Metagaz, di cui non sono chiare né la proprietà né le coperture assicurative, e che è inserita nella lista di quelle che fanno parte della cosiddetta flotta ombra russa, utilizzata per commerciare prodotti energetici evitando le restrizioni del G7.
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