Nella classifica Qs Ranking Europe 2026, pubblicata oggi, che mette insieme le migliori università europee, quella di Catania è la migliore tra le siciliane.
L’Università di Catania figura al 301mo posto tra le 958 inserite nella classifica, e precede quella di Palermo che è 324ma, quella di Messina 341ma.
Più indietro la Kore di Enna, inserita per la prima volta nella classifica, che si colloca tra la 651ma e la 700ma posizione.
Con un balzo di 56 posizioni, Catania è l’università che in assoluto migliora più di ogni altra il ranking dello sorso anno, quando era al 357mo posto.
Nella classifica del 2025, la prima siciliana era l’università di Messina 320ma seguita dal quella di Palermo 337ma e quella di Catania 357ma.
Gli atenei italiani inseriti nella classifica sono 65, un dato che colloca il nostro Paese al quarto posto tra i 42 europei.
Ai primi 10 posti della classifica ci sono 7 università del Regno Unito, 2 svizzere e una francese.
Le prime tre sono nell’ordine: University of Oxford, ETH Zurich e Imperial College London.
Le università italiane presenti tra le prime 100 posizioni sono appena quattro, e molte perdono posizioni rispetto allo scorso anno.
In testa tra le italiane c’è il Politecnico di Milano 45mo, seguito dall’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna 59ma e dalla Sapienza di Roma 77ma.
La quarta università italiana che figura tra le migliori 100 è quella di Padova 92ma.
La classifica è compilata sulla base di 12 indicatori: Reputazione accademica, Reputazione del datore di lavoro, Rapporto tra docenti e studenti, Rete di ricerca internazionale, Citazioni per articolo, Articoli per docente, Docenti internazionali, Studenti internazionali, Studenti di scambio in entrata, Studenti di scambio in uscita, Sostenibilità, Risultati occupazionali.
Tra gli indicatori, l’università di Catania e quella di Palermo ottengono il miglior risultato in ‘Studenti di scambio in uscita’, dove sono rispettivamente 145ma e 102ma.
L’ateneo di Messina è 70mo in ‘Articoli per docente’, mentre la Kore di Enna è 294ma per ’Studenti di scambio in entrata’.
Male invece tutte e quattro nell’indicatore ‘Risultati occupazionali’, dove risultano nel gruppo delle ultime, oltre la 400ma posizione.
Il fondatore e presidente di QS, Nunzio Quacquarelli, ha commentato il risultato.
“L’Italia è tra i maggiori esportatori di studenti in Europa, secondo lo scambio studentesco in uscita, con più università nella top 5 e nella top 50 di questo indicatore rispetto a qualsiasi altro Paese.
Nel frattempo nessuna università italiana compare nella top 100 per la proporzione di docenti e studenti internazionali, a dimostrazione di un sistema che invia i talenti all’estero con più successo di quanto ne attiri.
Questo squilibrio riflette un più ampio allarme demografico ed economico: l’Italia ha perso quasi 100.000 laureati di età compresa tra i 25 e i 35 anni nell’ultimo decennio, una tendenza che, secondo il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, unita al calo dei tassi di natalità, potrebbe rappresentare una minaccia diretta alla produttività e alla crescita. Per l’Italia, la sfida consiste nel trasformare il successo accademico in posti di lavoro, innovazione e fidelizzazione dei talenti”.
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