Si è svolto oggi a Gela un sit in cittadini, pazienti, amministratori e parlamentari davanti all’ospedale per protestare contro la riduzione di posti letto, prevista nella nuova rete ospedaliera regionale.
“Gela non può accettare un depotenziamento ulteriore – ha detto il sindaco Terenziano Di Stefano – rischiamo di perdere posti letto in oncologia, in una città classifica Sin per l’incidenza dell’industrializzazione, e ancora il ridimensionamento della radioterapia e con l’unità di terapia intensiva neonatale mai avviata dopo 14 anni di attesa”.
Nei giorni scorsi il deputato regionale di Grande Sicilia Giuseppe Lombardo aveva contestato il fatto che l’ospedale di Gela sarà depotenziato e aveva difeso l’impegno suo e del sindaco, sottolineando il risultato ottenuto.
“Non accetto mistificazioni, illazioni o demagogie su un tema delicatissimo qual è il diritto alla salute.
Sull’ospedale di Gela c’è stato un impegno determinante da parte mia in Commissione Sanità e del gruppo dirigente locale autonomista, in piena sinergia con l’amministrazione comunale e con il sindaco Di Stefano perché si ponesse un rimedio serio e concreto rispetto a un’ipotesi iniziale di rete ospedaliera che penalizzava eccessivamente la struttura di Gela.
In primis la cancellazione della Stroke Unit, vitale per la posizione geografica e strategica del territorio”.
Ma quella di Gela potrebbe essere solo la prima di una serie di manifestazioni contro la proposta della nuova rete ospedaliera.
Sale infatti la protesta dei sondaci di molti comuni, soprattutto del palermitano, che lamentano di non essere stati ascoltati e si sono rivolti al Prefetto.
Non la pensa così l’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni, che difende il piano elaborato dal suo assessorato, che è il risultato di un lungo processo di mediazioni con i territori ma soprattutto con i partiti della maggioranza di governo.
L’assessore, conferma la riduzione complessiva dei posti letto negli ospedali della regione, ma parla di una rimodulazione e accusa i sindaci di non dire la verità.
“Posso comprendere la posizione di ogni sindaco che vuole assicurare alla propria comunità il migliore livello di assistenza.
Coloro che lamentano di non essere stati ascoltati però, secondo me, non riferiscono le cose per come sono andate.
Noi abbiamo incontrato tutti i sindaci della Regione.
I dati che abbiamo trasfuso nella rete sono che sì, abbiamo abbattuto 367 posti, perché ovviamente siamo di fronte ad una riduzione della popolazione, ma accanto a questo abbiamo introdotto 208 posti in più di oncologia, 50 posti in più di malattie infettive, 48 posti in più di malattie dell’apparato respiratorio, 110 posti in più della rete dell’emergenza urgenza.
Questi sono posti che sono stati rimodulati e riproposti, ma sono anche posti che sono stati tolti a chi li aveva attivi e non utilizzati”.
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