Disco rosso all’Ars per la norma che avrebbe consentito il terzo mandato ai sindaci nei comuni fino a 15 mila abitanti.
L’Assemblea Regionale Siciliana ha bocciato la norma per la seconda volta in poche settimane con il voto contrario di una ventina di deputati della maggioranza.
La votazione è avvenuta a scrutinio segreto, ed ha registrato 43 voti a favore e 18 contrari ad un emendamento soppressivo del testo.
La norma era stata già bocciata ad inizio di febbraio, ma era stata riproposta dopo che la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del limite di quattro mandati consecutivi ai sindaci nei comuni fino a 5 mila abitanti, imposto da una legge della Valle d’Aosta.
La suprema Corte ha stabilito che restrizioni al diritto di elettorato passivo non possono essere introdotte con scelte regionali difformi e prive di specifiche giustificazioni, perché incidono su diritti politici fondamentali e alterano l’equilibrio democratico.
Era stato Anci Sicilia a richiedere la modifica urgente della norma che in Sicilia impone ai sindaci il limite dei due mandati consecutivi nei comuni fino a 15 mila abitanti.
Alcuni sindaci avevano già anticipato l’intenzione di ricandidarsi comunque e lasciare alla Corte Costituzionale la decisione sulla eventuale ineleggibilità,
Soddisfatto il capogruppo del M5S Antonio De Luca, che sottolinea la spaccatura del centrodestra e chiede le dimissioni del presidente Schifani.
“La bocciatura con numeri bulgari del ddl sul terzo mandato per i sindaci fino a 15 mila abitanti è l’ennesima prova che il governo Schifani non ha più, e da tempo, i numeri per governare la Sicilia. 43 voti per affossare il disegno di legge sono un’enormità e dicono chiaramente che la maggioranza si è ormai letteralmente liquefatta.
Se a questo si aggiungono gli scandali e le inchieste giudiziarie che con puntuale e preoccupante ripetitività travolgono l’esecutivo, la maggioranza o comunque uomini molto vicini ad essa, ci chiediamo come Schifani pensa di potere andare avanti per adottare provvedimenti in grado di dare risposte ai problemi dei siciliani.
Se il presidente ha a cuore il bene della Sicilia abbia un sussulto di orgoglio e stacchi la spina a questo esecutivo ormai in coma profondo”.
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